Ottobre è il mese rosa per la prevenzione del tumore al seno

Rappresenta uno dei tumori femminili più frequenti, con un’incidenza particolarmente elevata soprattutto nei Paesi occidentali e industrializzati. Nel Bel Paese se ne ammala una donna su otto, con una stima di oltre 50 mila nuovi casi l’anno.

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Sterilità e infertilità: di cosa parliamo?

La fertilità è la scienza che studia i processi biologici, la salute riproduttiva della coppia e i problemi a essa correlati, tra i quali infertilità e sterilità.

Nel linguaggio comune questi due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi. Si tratta in realtà di due aspetti distinti, sebbene entrambi relativi all’ambito della procreazione.

La sterilità è infatti l’incapacità per una coppia di concepire, e da un punto di vista più strettamente statistico si può parlare di un problema reale di sterilità soltanto dopo 12 mesi di rapporti frequenti e non protetti senza ottenere il concepimento. Trascorso un anno è consigliabile procedere con accertamenti, ma questo periodo di attesa può essere ridotto in caso la donna abbia un’età superiore ai 35 anni, oppure se esiste un precedente problema ginecologico o andrologico.

L’infertilità consiste invece nell’impossibilità di portare a termine la gravidanza.

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“Sei sempre stato qui”: la paternità raccontata da Eugenio Gardella

sei-sempre-stato-qui-eugenio-gardella-frassinelli-500x333-500x265Oggi vogliamo condividere con voi la storia di Eugenio Gardella, raccontata nel libro “Sei sempre stato qui”. Una storia di infertilità e di adozione, una storia a lieto fine. Papà due volte, il racconto delle sue parole fertili.

Diventare genitore è un viaggio che investe il corpo e l’anima. Un viaggio pieno di difficoltà durante il quale la voce degli uomini, dei padri che saranno, viene spesso messa in secondo piano. Lo sa bene Eugenio Gardella che nel libro “Sei sempre stato qui” traccia il viaggio che lo ha condotto a intraprendere il percorso di adozione, dopo la scoperta dell’infertilità della sua coppia. Un viaggio con una meta precisa: la Cambogia. È in Cambogia che Eugenio incontra il piccolo Mario, il bambino che poco dopo diventerà suo figlio. Mario sconvolgerà positivamente la vita della coppia, un “bambino magico”, come lo definisce lo scrittore, capace di avverare il desiderio più recondito dei due coniugi: ritornati in Italia, i due scopriranno di essere in attesa di un bambino. Storie di genitorialità differenti, ma non per questo di diversa intensità.

Eugenio Gardella, quarantenne, fa l’educatore di professione ed è appassionato di arrampicata, una metafora calzante per descrivere il suo viaggio, non facile, per diventare papà. “Sei sempre stato qui” è il suo romanzo d’esordio e sarà presentato a Genova il 28 settembre alle 18 presso la libreria l’Amico ritrovato.

Una testimonianza fondamentale quella dello scrittore, segno che le parole fertili degli uomini non possono mancare nella ricostruzione autobiografica del viaggio alla ricerca di un figlio.

Uomini, raccontatevi!

dona Una storia ha il potere di cambiare le cose. Può lenire la sofferenza, comunicare un’emozione, infondere forza, regalare una nuova consapevolezza. Quella storia potrebbe essere anche la tua.

Decine di donne hanno partecipato alla nostra community, ci hanno fatto dono di storie bellissime, piene di speranza e di vita vera. Il viaggio alla ricerca di un figlio è un viaggio a due e per questo ci piacerebbe ascoltare anche la voce degli uomini, conoscere i sentimenti e le emozioni che accompagnano i padri che sono e che saranno.

Se sei un uomo e stai affrontando o hai affrontato un percorso alla ricerca di un figlio, raccontaci la tua storia.

E’ un piccolo dono che può fare una grande differenza: creare un sorriso quando il futuro fa paura, far sentire meno soli in questo strano, entusiasmante, ma anche difficile, viaggio che facciamo tutti insieme.

Terapie antitumorali e fertilità. L’importanza del counselling

La Dott.ssa Stefania Amicucci, Specialista in ginecologia e Ostetricia 
dei Centri Medici GynePro, sottolinea l’importanza di tutelare la fertilità nelle pazienti sottoposte a chemio o radioterapia, ma spiega che spesso l’informazione a riguardo e il counselling con gli Specialisti risultano inadeguati.

Se il prolungamento dell’aspettativa di vita resta indubbiamente l’obiettivo primario delle terapie antitumorali, non meno importante è assicurare al paziente che sopravvive al cancro una soddisfacente qualità della vita, il che per un paziente giovane può voler dire, tra le altre cose, conservare la possibilità di avere in futuro dei figli.

L’azione gonadotossica dei trattamenti antitumorali espone il paziente oncologico a un rischio concreto di futura infertilità: per i medici attuare ogni sforzo possibile per tutelare la fertilità del paziente colpito da tumore dovrebbe perciò configurasi come un vero e proprio obbligo deontologico e morale.

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