Intervista ad Angela Arlotta

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato ad Angela Arlotta, che ci racconta la sua esperienza come esperta in una clinica di Fecondazione Assistita, e del suo rapporto con i pazienti.

 

arc408Ciao Angela, lavori a Madrid in un Centro di Fecondazione Assistita, dove ti occupi dell’assistenza alle pazienti. Come è iniziato questo percorso? Ci racconti una tua giornata tipo?

Buongiorno a tutti. Innanzitutto volevo ringraziare tutto il team di Parole Fertili per darmi la possibilità di raccontare il mio percorso come assistente dei pazienti di Procreazione Medicalmente Assistita. Il mio percorso presso il centro medico ProcreaTec di Madrid comincia cinque anni fa e per caso. Vivevo ancora in Sicilia, dove avevo appena preso la laurea in Traduzione letteraria Spagnola, e una mia collega dell’Università, che lavorava già in clinica, aveva messo un annuncio su Facebook in cui diceva che stavano cercando una persona che sapesse parlare francese e che potesse assistere le pazienti francofone presso la clinica. Ho fatto il colloquio per telefono e dopo una settimana stavo già lavorando in clinica. Dopo un anno, in cui seguivo esclusivamente pazienti di madrelingua francese, hanno deciso che era il caso che passassi alle pazienti di lingua italiana. Inizialmente non avevo idea dei vari trattamenti di Procreazione Assistita, ma con il tempo, grazie anche alla fiducia riposta in me dalla dott.ssa López, sono diventata un’esperta del settore, anche se con molte cose ancora da imparare. Oggi il mio compito è quello di assistere le pazienti dal momento in cui contattano la clinica, fino alla tanto desiderata beta positiva. Tutti i giorni mi accingo a rispondere ai tanti quesiti che tutte le pazienti si pongono, tanto via mail che per telefono; lavorare in una clinica estera implica non solo l’assistenza medica, quindi la revisione di esami, l’invio di piani terapeutici, ma anche un’assistenza psicologia dal punto di vista organizzativo. Ricevo le pazienti che vengono in clinica per fare il transfer o il pick up e le accompagno durante tutto il tempo. Dover affrontare un trattamento di Fecondazione Assistita è già molto difficile, se devi farlo all’estero lo diventa ancora di più a causa della lingua, la lontananza dalla propria terra, dai propri cari. Far sapere ai pazienti che il distacco dal loro Paese è semplicemente fisico, perché troveranno tutto il supporto di cui avranno bisogno, è quello che più mi piace trasmettere.

Nel tuo lavoro in clinica avrai sicuramente incontrato molte coppie alla ricerca di un figlio.  C’è una storia che ti ha particolarmente colpito?

Tutte le coppie che io seguo in clinica sono “i miei pazienti”, mi piace definirli così. Ognuna di loro è una storia a sé, tutte hanno un trascorso e molte volte mi ritrovo a dover combattere con lo scetticismo, dovuto alle esperienze passate. Mi piace trasmettere loro serenità e fiducia, due elementi che credo siano essenziali nel momento in cui bisogna intraprendere questo percorso. È poi normale che con alcune coppie si instauri anche un rapporto un po’ più intimo, mi mandano le ecografie della gravidanza, le foto dei bambini. Sono ancora in contatto con una coppia che ho seguito fin dal 2014: dopo un primo tentativo di doppia donazione in fresco, in cui la paziente rimane incinta ma abortisce alla 5ª settimana di gravidanza, fa un secondo tentativo con 2 dei 4 embrioni congelati che rimanevano e il risultato è negativo. La coppia è disperata ed io con loro, ma insieme non molliamo e facciamo il terzo tentativo con il transfer di 2 embrioni congelati al sesto giorno di coltura. Risultato bhcg 4000, sono due gemelli. Fino al terzo mese di gravidanza stavamo sempre con la paura che potesse nuovamente abortire, invece la gravidanza è andata avanti e ricordo ancora che il giorno del parto, mentre la paziente era in travaglio, il marito mi chiamava ogni due secondi aggiornandomi su come stava andando. Non ti dico l’ansia e lo stress, perché ormai sentivo che quei bimbi erano anche un po’ parte di me. Oggi hanno già un anno e ogni volta che il padre mi manda una loro foto, mi dice: Zia Angie ti vogliamo bene! Questa è la parte più gratificante del mio lavoro.

L’infertilità oggi rappresenta ancora un tabù per molti. E’ così o qualcosa sta cambiando?

Vorrei fare una premessa: lavorando in una clinica estera seguo molte più coppie che si accingono a fare un trattamento Eterologo. Ci tengo a precisarlo perché in questo caso parlare di infertilità è relativo, in quando oltre i 42 anni sappiamo bene che il problema è il nostro orologio biologico. Altra premessa è quella che facevo all’inizio e cioè che ogni caso è una storia a sé, con pensieri, paure, timori. Secondo la mia esperienza, le coppie che effettuano un trattamento di Fecondazione in Vitro, fanno più fatica ad accettare la loro infertilità e sentono una frustrazione interiore: perché proprio a me? Che cosa ho fatto di male? Dove ho sbagliato? Doversi microiniettare degli ormoni da molta paura e provoca molto stress, però poi si consolano pensando che potranno utilizzare i loro ovuli e fin dall’inizio sanno che quel bambino sarà loro al 100%. Dall’altra parte le coppie che dovranno affrontare un trattamento eterologo, spesso per Ricezione ovocitaria, affrontano il trattamento in maniera diversa. Sono ormai consapevoli che è l’unica maniera per riuscire ad avere un bambino e ripongono nel trattamento tutte le loro speranze. Sono due i fattori essenziale che “tormentano” queste coppie: la società con i suoi pregiudizi e il dubbio di dover in futuro affrontare il tema o meno, anche se, una volta avuto il loro bambino le coppie sono molto felici e spesso dimenticano il percorso effettuato. Il tabù è come sempre creato dalla società, ognuno di noi dovrebbe potersi sentire libero e felice senza pensare che qualcuno possa puntarci un dito contro.

Molte donne con problemi di fertilità si sentono non adeguate, sbagliate, donne a metà. Che consigli daresti a chi sta per intraprendere un percorso di fecondazione assistita?

Siamo persone, siamo esseri umani. Ognuno di noi ha un proprio destino e non si può cambiarlo, io sono convinta che tutto sta scritto e che il coraggio di ognuno di noi sta nel saper “vivere la propria vita”. Infertilità non è sinonimo di non adeguatezza, o persona a metà è sinonimo di “diversità e unicità,.” Tutti siamo diversi e tutti siamo unici, non poter aver un figlio in maniera naturale non fa di noi delle persone sbagliate, così come non lo fa qualsiasi altra “malattia”. È una condizione che ci è toccato vivere e la nostra forza sta nel saperla affrontare. Quello che consiglio a chi deve affrontare questo percorso è di esigere rispetto, rispetto per la propria condizione, rispetto per il percorso che dovranno affrontare: non siamo numeri ma persone e come tale abbiamo tutto il diritto di essere ascoltate e appoggiate. Il mio consiglio alle coppie che devono affrontare un trattamento di Fecondazione Assistita è quello di esigere umanità e sincerità. “Chi ti segue non può assicurarti la riuscita, ma ha il dovere di farti sentire unica perché lo sei, indipendentemente dalla tua fertilità”.

 

Angela recentemente ha anche aperto un blog “Fertilità e trattamenti di Riproduzione Assistita“, per sostenere le persone con problemi di fertilità.

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