Oltre le storie: intervista a Linda Andreani, Fabbrica delle donne

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato a Linda Andreani , una delle blogger di Fabbrica delle donne,  un laboratorio 3.0 tutto al femminile, fatto da donne per le donne.

 

FullSizeRenderCiao Linda, insieme alle tue amiche, ValeB e Salixia, hai creato il blog “Fabbrica delle donne”, un laboratorio tutto al femminile, fatto da donne per le donne. Com’è nata questa idea?

L’idea è nata tra una chiacchiera e l’altra, tra una sigaretta e un caffè, tra un cambio d’abito e una lavatrice. È nata così come solo le idee delle donne possono nascere cioè tra ispirazione, stato di grazia e sfumature di terrena quotidianità. Ci piaceva l’idea di condividere le nostre vite con altre donne: non in senso narcisistico e patinato, ma perché avevamo una gran voglia di parlare di noi, così comuni e così fragili e forti e leggere e pesanti, così caleidoscopiche come solo le donne sanno essere. Volevamo parlare di quella normalità quotidiana che ci rende così straordinariamente donne tra piatti da lavare, riunioni e bavaglini, sempre sospese tra cielo e terra. E la quotidianità che affrontiamo nel blog è anche quella dalle sfaccettature più cupe e tristi: cerchiamo di trattare argomenti delicati che spesso piombano, nostro malgrado, nella vita, violentando la mente e il corpo. Volevamo dare voce alle mille voci che abbiamo in testa. Di quanto è più facile essere donna, dopo che hai sbagliato tanto e corretto il tiro e, poi, hai accettato di essere meravigliosamente imperfetta, senza dover più inseguire falsi miti. Abbiamo anche un “figlio” prezioso dentro al blog: la sezione speciale “We blog you” dedicata a condivisioni e testimonianze di donne comuni che sono psicologhe, scrittrici, poetesse, fumettiste, politiche, attrici, imprenditrici che contribuiscono con il loro impegno e il loro talento a rendere il domani migliore, profondendosi in un costante impegno etico. E, a questo proposito, non posso non cogliere questa occasione per ringraziare colei che mi ha coinvolto nel progetto ovvero Valentina -la vera incubatrice creativa del blog e nostro capo spirituale- e ovviamente anche la straordinaria Alixia – creatura oserei dire multitalented-. Sto parlando di due donne meravigliose, due forze della natura, e per me motivo d’ispirazione e stima, senza le quali il blog non avrebbe avuto il successo che ha!

Qualche mese fai hai pubblicato sul tuo blog un post “Storia semiseria di un’aspirante mamma: PMA e diavolerie simili” in cui racconti ironicamente il tuo percorso di fecondazione assistita. Come sta procedendo questo cammino?

L’ironia mi ha sempre aiutata a sdrammatizzare. Tutte le volte che qualcosa mi fa male, cerco di demonizzare il dolore con l’ironia. Quel post è nato così: per esorcizzare il dolore di un figlio che non arrivava. Per darmi la spina dorsale necessaria e guardare con occhio distaccato il mio percorso e, soprattutto, per darmi e dare speranza a chi come me pensava di non averne più . Rispondo alla domanda e ti dico che ci sarà anche la foto di mia figlia Ester su quella famosa parete, a sorridere a dei perfetti sconosciuti che la guardano tremuli di lacrime e speranze. Con grandissima fortuna, infatti, nonostante la mia età (39 anni suonati) e altri piccoli problemucci e sgambetti vari del destino, con la fecondazione assistita è andata bene. Si, insomma, ho smesso di autopalparmi in pubblico e di studiare le maree e ammennicoli vari. Aggiungo e ribadisco, riprendendo un passaggio del mio post …Non dite mai ad un’amica che non riesce a rimanere incinta che se si rilassa, ci riuscirà! È un incoraggiamento che fa saltare i nervi alle ovaie!!!

Che impatto ha avuto questa esperienza sul tuo rapporto di coppia?

 Ti rispondo facendo del dotto citazionismo: “siamo una squadra fortissimi piena di gente fantastici.” Ti posso dire che questo percorso impervio fatto di lacrime, delusioni, aspettative e speranza, paura e gioia ci ha reso più forti che mai. Spesso si teme che questa prova possa spezzare. In realtà, ci sono alcuni che sono più forti nei punti in cui si sono spezzati. Per noi è stato così. E poi sai, quando ti chiedono di fare esami tipo lo spermiogramma, e vedi il tuo Lui allontanarsi nel buio seminterrato della clinica, con una rivista porno anni novanta, a metà pomeriggio, per una seduta onanistica che dovrà durare meno di 3 minuti perché se no perdiamo il treno..non puoi non essere orgogliosa e pensare “questo figlio che arriverà sarà proprio fortunato ad avere due genitori come noi disposti a tutto”. E con questa consapevolezza ci si ama ancora di più perché è come dire che siete compagni d’anime, che è quell’ intimità speciale che si crea solo tra i cuori di chi si aggrappa forte l’uno all’altra per sopravvivere alla fatica e al dolore del non riuscire a diventare genitore, mentre tutto il resto del mondo ci riesce.

Che consigli daresti a chi sta affrontando il viaggio alla ricerca di un figlio?

Consiglio determinazione mixata a una giusta dose di buon senso e, su tutto, un ginecologo fidato e capace. Provateci e provateci fino a quando ne avrete le forze e il coraggio. Perché ci vuole tanta forza per affrontare l’eventuale delusione di non essere diventato genitore dopo le punture, gli ormoni, i soldi, gli esami, il pudore gettato al vento. E ci vuole tanto coraggio per riprovarci ancora e, forse, ancora. Io però non posso che dare una speranza luminosa … Se non avessi provato, ora non ci sarebbe Ester. E quando guardo il mio compagno sorridere a mia figlia che lo ricambia, penso di essere nella più bella favola di tutti i tempi: la favola della mia famiglia. E mi dico che per arrivare a questo momento di perfezione assoluta, ne valeva la pena lottare e non arrendersi. Ecco, se vuoi fortissimamente questa favola, allora, è giusto lottare!!! In realtà, ti dà una grande ricchezza avere capito quanto può essere difficile diventare genitori, e perfino capire quanto diamo per scontato che mettere al mondo i figli sia cosa naturale. Penso che sia finalmente una grande prova di civiltà e di sensibilità e attenzione, l’avere previsto che la fecondazione sia inserita tra i nuovi Lea, ovvero tra le prestazioni assistenziali a carico della Sanità pubblica, in modo da dare a tutti la possibilità di essere genitori, senza essere penalizzati dai costi importanti che, spesso, vengono richiesti per poter accedere a queste tecniche. E adesso devo proprio salutarvi perché mia figlia mi sorride, e io non riesco a resisterle quando fa così.

 

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