Oltre le storie: intervista ad Emma Fenu

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato ad Emma Fenu, autrice del libro “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità“, edito da Milena Edizioni,  in cui donne, figlie, madri sono unite da storie di infertilità e maternità negata.

Emma_0163webCiao Emma, il tuo libro “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità”, raccoglie tredici storie di donne legate fra di loro da una storia di infertilità. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Ho iniziato a scrivere “Vite di Madri”, mio libro d’esordio, circa quattro anni fa, senza la consapevolezza di un’eventuale pubblicazione. Ho attinto alla sorgente del potere terapeutico della scrittura per raccontare a me stessa la mia storia di maternità negata, al fine di metabolizzarla. Ma il legno dello scrigno segreto è poi divenuto materiale con cui costruire un ponte e comunicare con altri.

 

 

Oltre ai tredici racconti, hai raccolto le testimonianze di centocinquanta donne, con lo scopo di fare chiarezza sul concetto di maternità negata o infertile “nell’utero e nel cuore”. Da cosa nasce questo grande progetto? E quali sono stati gli obiettivi che ti sei posta alla genesi di questa ricerca?

I tredici racconti nascono dalla mia elaborazione di 152 storie vere di donne che ho raccolto nel corso di due anni di ricerca sul campo. Ma facciamo un passo indietro, così da chiarire l’origine del progetto.

Dopo aver scritto la mia storia, ho voluto condividerla su un forum di donne infertili e, successivamente, ho invitato loro a mettere nero su bianco il proprio percorso e a inviarlo a me, al fine di pubblicare un libro. L’adesione è stata sopra ogni mia aspettativa e mi ha fatto comprendere quante affinità esistano fra donne accomunate, apparentemente, solo da un verdetto medico.

Ho, così, deciso di dar vita ad un libro corale in cui tutte fossero in ogni storia e io stessa, che pur non ho riportato la mia vicenda personale, mi esprimessi in ogni racconto.

Anche tu ti sei trovata a fare i conti con una maternità negata, e hai dovuto lottare contro il male dell’endometriosi. Vuoi raccontarci qual è stata la tua esperienza?

Ve la racconto, ma usando il tempo presente, perché la mia esperienza di donna infertile non è conclusa, anzi è in piena evoluzione. Ho scoperto di avere l’endometriosi, la stessa malattia di mia mamma, a ventidue anni e, in seguito, sono stata operata per l’asportazione di due cisti. Ho iniziato a cercare un figlio circa dieci anni fa, con il mio primo marito, senza ottenere successo, anche se non è stata individuata una causa precisa che motivasse la mancata gravidanza, poiché la mia malattia sembrava (e sembra) non aver compromesso la fertilità.

Dopo una lunga pausa, nel corso della quale ho divorziato, mi sono innamorata e risposata, ho vissuto prima in Medio Oriente e poi a Copenhagen, dove tutt’ora risiedo, ho intrapreso da pochi mesi il cammino della procreazione medicalmente assistita.

È un cammino difficile: richiede grande forza, sia fisica che psicologica,  grande resilienza e non garantisce l’esito sperato.

Bisogna essere pronti come persona e come coppia. Oggi, a 39 anni, sono pronta.

Pronta per essere felicemente mamma e pronta per non esserlo, senza perdere il sorriso e la gratitudine per la bellezza di quanto già mi circonda. Pronta per accogliere ciò che la vita mi offre. Pronta a partorire con il ventre, ma, soprattutto, con il cuore.

Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle proprie madri e perfino di se stesse.” All’interno del libro fai una distinzione tra le parole “Madre” e “Mamma”, attribuendo quasi più valore all’essere Madre che all’essere Mamma. Eppure nel tuo libro hai raccontato le storie di  molte mamme. Ci spieghi meglio la distinzione fra le due parole?

A mio avviso, “Madri” lo siamo tutte, sia che abbiamo concepito, per scelta o per destino, bambini o meno. Intendo, dunque, la maternità come lo spirito creativo e accogliente che sa nutrire di sé e che rende capaci di rinascere, come lune dopo infinite eclissi.

Le “Mamme” sono coloro che, oltre ad essere Donne, e dunque “Madri” nell’accezione più ampia del termine, crescono figli, siano essi biologici o adottivi.
Non c’è una gerarchia né una distinzione di valore fra i due termini.
Non tutte le madri, quindi, sono mamme e, purtroppo, non tutte le mamme sono capaci di amare e accogliere il frutto di se stesse.

Vite di Madri” racconta il lato più oscuro e meno edulcorato della maternità e della femminilità, quello che appartiene alle mamme “cattive”, fertili solo nell’utero, e alle mamme “negate”, fertili solo nel cuore, affinché esse abbiano voce.

 

 

 

 

 

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