Fecondazione, una coppia su 4 salta il controllo della fertilità maschile

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Il maschio è il ‘grande assente’ quando la coppia cerca un bimbo che non arriva. Lo segnalano gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) nel corso del loro Congresso Nazionale, nell’ambito della sessione dedicata alla fertilità. “L’infertilità maschile ha subito negli ultimi anni una forte impennata e il fattore maschile è esattamente sovrapponibile a quello femminile. Ciò nonostante, mentre si moltiplicano i programmi di prevenzione per la donna e, a volte, ci si accanisce nell’individuazione e trattamento delle cause femminili, spesso si tralascia o si trascura del tutto l’altra metà della coppia”, commenta Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore dell’Università Federico II di Napoli.

“Dal confronto a livello nazionale delle nostre esperienze emerge che il 25% delle coppie infertili “salta” diagnosi e cure dell’infertilità maschile, che consentirebbero di evitare almeno 8mila PMA l’anno con un risparmio di oltre 150 milioni di euro e, nei casi in cui la procedura resti indispensabile, migliorarne fino al 50% la probabilità di successo, visto che una su due è tuttora destinata a fallire. Inoltre le procedure sono spesso ‘pesanti’, dato che l’80% delle coppie viene sottoposto a terapie di secondo e terzo livello, come ad esempio la FIVET ” continua Palmieri.

Palmieri spiega che la PMA deve rappresentare “l’ultima spiaggia” di approdo e non essere vissuta come una “scorciatoia“. Peraltro, esiste anche una normativa, del tutto disattesa, per cui si potrebbe accedere alla PMA solo con la certificazione che il maschio non può essere curato: nella realtà invece accade esattamente il contrario e si arriva a valutare il maschio prima e non dopo il ricorso alla PMA. Anche i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, varati a gennaio scorso, per la prima volta danno ampio spazio alla salute riproduttiva tanto dell’uomo che della donna, sottolineando l’importanza della consulenza preconcezionale in entrambi i partner e della prevenzione attraverso corretti stili di vita che preservino la fertilità. È la prima volta che la salute sessuale maschile occupa un ruolo di tale rilevanza nei LEA, anche se per ora si tratta solo di linee programmatiche.

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Ecco il nuovo test che svela i segreti dell’infertilità maschile

Uno studio inglese ha sviluppato una nuova tecnica in grado di esaminare la composizione molecolare degli spermatozoi senza danneggiarli e permettendo, quindi, il loro utilizzo nei trattamenti di fertilità.

 

(Foto: HENNING BAGGER/AFP/Getty Images)
(Foto: HENNING BAGGER/AFP/Getty Images)

Un nuovo test in grado di esaminare gli spermatozoi umani senza danneggiarli. A svilupparlo sono stati i ricercatori dell’Università di Sheffield, che raccontano su Molecular Human Reproduction come questa nuova tecnica possa migliorare notevolmente la diagnosi di infertilità maschile. Infatti, il nuovo test utilizza la cosiddetta spettroscopia a risonanza magnetica per esaminare le molecole nello sperma vivo, riuscendo a individuare gli spermatozoi buoni e quelli cattivi, permettendo inoltre che lo sperma esaminato possa essere utilizzato successivamente nei trattamenti di fertilità.

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Oltre le storie: intervista a Margherita Riccio

Oggi per la rubrica #oltrelestorie incontriamo Margherita Riccio, psicologa e psicoterapeuta familiare, autrice del libro “La cicogna distratta, Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia” edito da Franco Angeli Edizioni, che tratta del tema dell’infertilità osservata da una prospettiva relazionale e intergenerazionale.

Ciao Margherita, nel tuo libro affronti il tema dell’infertilità concentrandoti sull’implicazione di determinati fattori psicologici. Quanta rilevanza possiedono tali fattori nel processo di fecondazione assistita?

La cicogna distrattaL’influenza degli aspetti psicologici su quelli fisici, è ormai nota anche se purtroppo ancora non se ne conosce l’entità: basti pensare che un terzo dei concepimenti avviene durante la fase degli accertamenti diagnostici per l’infetilità o durante il periodo di attesa delle procedure di PMA, come se la possibilità di affidarsi al medico riducesse di per sé le ansie e le preoccupazioni della coppia. Il servizio “la Cicogna Distratta” che ho creato nell’Istituto di Terapia Familiare di Firenze, grazie al Prof. Rodolfo de Bernart e presso l’Istituto di Terapia Familiare di Empoli, grazie alla dott.ssa Conny Leporatti, nasce oltre che per rispondere in modo umano, scientifico e relazionale ai bisogni delle coppie che desiderano un figlio che tarda ad arrivare e/o che affrontano un percorso di fecondazione assistita, anche per studiare e comprendere proprio l’entità dell’influenza degli aspetti psicologici implicati, in particolare quelli relativi ai rapporti familiari. Posso dire che compito della coppia è quello di costruire un “nido” solido che possa facilitare dal punto di vista psicologico il concepimento; è molto importante che i due partner possano sentirsi sereni e pronti ad accogliere il bambino sia individualmente che in coppia. Costruire un buon nido significa intrecciare i propri “rametti” con quelli del partner affinché ci si possa sentire sostenuti e protetti; i ramoscelli, infatti, devono proteggere dalle avversità climatiche e dai predatori, che mettono in pericolo la struttura del nido! La costruzione del nido è un processo che chiama in causa i rapporti di ciascun partner con le proprie famiglie d’origine e la regolazione dei rapporti della coppia con il mondo esterno. Quanto più un nido sarà solido, tanto più gli stress legati al percorso di fecondazione assistita potranno essere superati e tanto più, se il desiderio del figlio non dovesse essere coronato da successo, sarà più facile accogliere nel nido un altro progetto generativo per la coppia.

La “Cicogna Distratta”, oltre ad essere il titolo del tuo libro, è anche il nome del Servizio di Consulenza e Psicoterapia per la Sterilità e l’Infertilità rivolto all’Individuo e alla Coppia. Come è nata l’idea di offrire questo tipo di servizio?

L’idea di creare un servizio specifico per l’infertilità di coppia (che è anche il primo in Italia nato all’interno di un Istituto di Terapia Familiare), nasce dalla mia esperienza personale di donna e di coppia che ha affrontato un percorso di fecondazione assistita, che ha portato alla nascita del mio primo bimbo. Durante il percorso di fecondazione assistita intrapreso con mio marito mi sono accorta delle mancanze dal punto di vista psicologico nel territorio: la coppia vive una profonda solitudine e spesso non sa con chi parlare. Gli operatori che incontrano la coppia frequentemente non sono preparati dal punto di vista psicologico sulle dinamiche della coppia che vive la mancanza di un figlio e/o che affronta un percorso di fecondazione assistita: manca una cultura “relazionale” del processo della PMA. Avere una cultura delle relazioni non significa soltanto mettere la coppia (e non la donna!) al centro del percorso di PMA ma poterla guardare nella complessità del suo progetto esistenziale: significa tenere presente la fase del ciclo vitale in cui si trova; conoscere le dinamiche che si possono innescare tra i partner durante la preparazione, il trattamento, l’attesa; avere presente l’importanza del contesto allargato nel quale la coppia è inserita e la qualità dei rapporti dei partner con le famiglie d’origine; conoscere i meccanismi difensivi e l’impatto devastante che può avere un fallimento; sapere che per accogliere un bambino, ci vuole un nido, fatto di condivisione e di sostegno reciproco. Spero che il mio libro e il mio metodo di lavoro con le coppie, apra un dialogo clinico che tuttora è quasi assente in questo settore e che sia seguito e approfondito da tanti altri colleghi.

Quali sono le attività intraprese nell’ambito del Servizio di Consulenza?

La Cicogna distratta offre:

Colloqui psicologici di sostegno individuale e/o di coppia

Psicoterapia individuale e/o di coppia

Consulenza sessuologica

Gruppi di ascolto e laboratori esperenziali

Attività formativa

Attività di ricerca

Nel sito www.lacicognadistratta.it si possono reperire informazioni utili sul nostro metodo di lavoro di orientamento sistemico-familiare.

 Cosa consiglieresti alle coppie che vivono una condizione di infertilità?

Consiglierei innanzitutto di non averne paura, perché è un problema diffusissimo legato a tanti fattori, tra i quali quelli climatici e ambientali che hanno influito negativamente sulla nostra capacità di procreare e lo spostamento in avanti dell’età in cui si diventa genitori a causa dei cambiamenti sociali e culturali dell’ultimo secolo. La famiglia nucleare ha soppiantato quella allargata, l’emancipazione femminile ha portato le donne ad aspirare maggiormente alla propria realizzazione professionale, la crisi economica unita al diffondersi di una cultura basata sempre più sul benessere individuale ha portato i partner a farsi sempre più domande sulle concrete possibilità da offrire al proprio bambino: tutto questo ha contribuito da un lato al forte calo delle nascite che si registra nei paesi industrializzati, in particolare nell’Europa Occidentale, dalla metà degli anni Sessanta, dall’altro al crescere della discrepanza tra il tempo del corpo biologico e la scelta del momento giusto. Consiglierei inoltre di non isolarsi, di chiedere informazioni ai centri di fecondazione, alle associazioni, a persone che hanno fatto percorsi simili, perché l’informazione è necessaria per la consapevolezza, è importante nell’intraprendere questo percorso ed è anche antidoto per le preoccupazioni e per l’ansia. Consiglierei, inoltre, di cercare un medico con cui ci si trovi bene e dal quale ci si senta capiti, perché è molto importante sentire di potersi affidare alla persona giusta. Non esiterei a cercare un sostegno psicologico che possa accompagnare nelle varie fasi del percorso di PMA, sia perché può non essere facile da affrontare dal punto di vista emotivo, sia perché un terapeuta esperto in infertilità può aiutare i partner a creare le condizioni ottimali, personali e di coppia, per favorire il processo di fecondazione e non ultimo, affinché sia possibile proteggere la coppia dall’ impatto delle possibili delusioni e dei fallimenti. Un percorso di fecondazione assistita può rappresentare una grande occasione di crescita per il rapporto di coppia quando i due partner riescono a trasformare la propria fatica in un confronto costruttivo e affettivo su loro stessi e sulla loro relazione.

Un ovaio stampato in 3D per risolvere l’infertilità (per ora, nei topi)

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 Su una griglia stampata in 3D sono stati «seminati» follicoli ovarici e l’ovaio ottenuto  è stato trapiantato in topoline sterili. Tre di loro hanno portato a termine normali gravidanze, dando alla luce uno o due topolini perfettamente sani

Un’innovazione salutata come l’inizio di una nuova era, con le potenzialità per aprire nuove strade nella medicina della riproduzione: topoline sterili sono riuscite a portare avanti gravidanze normali grazie a un ovaio stampato in 3D su cui erano stati “seminati” follicoli ovarici. Per il momento l’entusiasmo è giustificato per i topolini, resta da vedere quando tutto questo potrà essere tradotto nell’uomo; tuttavia il risultato ottenuto da ricercatori della Northwestern University di Chicago è di quelli che fanno scalpore, tanto da aggiudicarsi una pubblicazione liberamente accessibile a chiunque sulla rivista Nature Communications.

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Così salviamo la fertilità dei bambini e degli adolescenti

Un aiuto per i ragazzini che si ammalano e che non avrebbero la possibilità di diventare genitori da adulti. Interventi pionieristici anche sulle bambine di due anni. Le novità dal settimo congresso di Medicina riproduttiva organizzato da Ivi, l’Istituto valenciano di infertilità, a Bilbao.

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BILBAO –  Alla medicina della procreazione si chiede sempre di più l’impossibile. Bloccare, congelare il tempo che passa. Ma è una richiesta – appunto – impossibile. Se il tempo non si può fermare, si può però preservare la fertilità congelando gli ovociti, e dando qualche chance in più di poter tentare una gravidanza successivamente. Dietro al congelamento ci sono tante e diverse motivazioni: ci sono le donne che a 30 anni sono ancora precarie e non riescono a pensare ad un figlio, ci sono quelle che non hanno un compagno, e ancora quelle che stanno per sottoporsi a cure che potrebbero compromettere e danneggiare la loro fertilità futura. Congelare è un po’ mettere in banca una parte di sè – ovociti o tessuto ovarico – sperando di poterla riutilizzare in futuro.

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Oltre le storie: intervista a Paola Strocchio

Oggi per la rubrica #oltrelestorie incontriamo Paola Strocchio, giornalista e autrice dei libri “Il vuoto dentro. Mai mamma con la pancia” e “Appunti di viaggio. Come siamo diventati genitori di un bambino nato a 10.000 chilometri da noi” entrambi editi da Bradipolibri, che trattano dell’esperienza dell’endometriosi e del viaggio  per adottare un bambino.

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Il “drop out” nella PMA: perché le coppie rinunciano?

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Entriamo nel vivo dell’abbandono terapeutico, anche noto come “drop out”, tema molto caldo e cruciale per le coppie in cerca di una gravidanza. Ci aiuta a comprenderne gli aspetti complessi e delicati la Dott.ssa Stefania Amicucci (Specialista in Ginecologia ed Ostetricia ed esperta in diagnosi e cura della sterilità di coppia e nelle tecniche di PMA). Siamo così alla terza puntata del “BLOG degli ESPERTI” (leggi la prima puntata e la seconda) di Progestazione.it, rubrica a cura dei nostri Specialisti, aperta con l’intento di illustrare e spiegare il percorso che la coppia alla ricerca di un figlio affronta. Insuccessi, paure, stress, ansia, ma anche supporto nella scelta degli specialisti, quali tecniche di PMA sono più adatte e come percorrere con serenità il “viaggio” alla ricerca di un figlio.

Fattore tempo: aspettare non aiuta la fertilità

Molte coppie infertili scelgono addirittura di non effettuare neanche una consulenza da uno specialista dell’infertilità, oppure aspettano anche diversi anni prima di rivolgersi ad un esperto, rischiando così di sottoporsi ad un’eventuale procedura di PMA con un ritardo che poteva essere evitato e che potrà essere causa di ridotte chances finali di gravidanza.

In questa fase la paura del fallimento e della conseguente frustrazione è una delle “barriere emotive” più importanti che allontanano le coppie dai centri di infertilità.

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Stimolazioni ormonali e riserva ovarica: si può personalizzare?

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Fertilità della donna e procreazione assistita: quali sono le possibilità di predire la risposta ovarica della donna? Cosa vuole dire “personalizzare” il percorso di PMA e quindi delle stimolazioni ormonali? Risponde il Prof. Antonio La Marca, Ginecologo-Ostetrico dell’Università degli Studi di Modena-Reggio Emilia e della clinica Eugin di Modena.

È possibile “predire” la risposta ovarica della donna? Qual è il marker ritenuto più affidabile?

La personalizzazione della terapia si basa proprio sulla predizione. In pratica è tutto strettamente concatenato: attraverso i marker di riserva ovarica prediciamo la risposta ovarica nella paziente specifica, per poi disegnare la stimolazione ovarica più adatta per quella persona.

L’ormone FSH è un buon marker di riserva ovarica, ma non è ottimale perché molto sensibile alla produzione endogena di ormoni. Se l’ovaio per qualche motivo produce più estradiolo, che è il più attivo degli estrogeni, allora il FSH risulta più basso del previsto, e questo limita la sua capacità diagnostica.

L’AMH invece è indipendente dalla produzione ovarica di estradiolo, e quindi riesce essere un marker più affidabile.

Quando l’AMH è alto significa che l’ovaio è ricco e quindi bisogna tenere basso il dosaggio di FSH; per contro quando l’AMH è basso significa che c’è una riserva ovarica ridotta, e quindi il dosaggio iniziale di FSH deve essere più elevato.

Oggi esistono survey eseguite a livello nazionale ed internazionale su come i clinici organizzano il loro lavoro quotidiano e l’AMH risulta il marker di riserva ovarica più utilizzato, insieme al cosiddetto “antral follicle count” (conta dei follicoli).

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Scoperte le proteine che innescano lo sviluppo dell’embrione

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Fanno parte del gruppo “Dux” e averle individuate è considerata dagli esperti una pietra miliare della biologia dello sviluppo.

Si chiamano proteine del gruppo “Dux” e, a quanto sembra, sarebbero responsabili dello sviluppo dell’embrione nell’utero materno. Autori della scoperta sono stati i ricercatori del Politecnico di Losanna, guidati da Julien Duc e Didier Trono. I risultati del lavoro del team sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Genetics”: la conferma del ruolo di queste proteine sarebbe arrivata da due esperimenti effettuati sia su cellule staminali di topo che su cellule uovo di topo dopo la fecondazione.

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Oltre le storie: intervista a Luisa Musto

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato a Luisa Musto, fondatrice del forum e della Onlus “Strada per un sogno“, co-autrice del libro “Naturalmente infertile”, autrice di Fertilemente.

Ciao Luisa, nel 2010 hai creato “Strada per un sogno”, un forum in cui informarsi, sfogarsi e raccogliere idee sul percorso della fecondazione assistita e non solo. Come è nata l’idea di creare questo luogo virtuale e come riesci a gestirlo quotidianamente?

Nel 2008 io e mio marito abbiamo saputo che per avere figli avremmo dovuto far ricorso alla fecondazione assistita. Questa notizia a casa nostra è stata inizialmente deflagrante. Sono una molto decisionista e organizzata, per cui dopo lo sconcerto iniziale ero su Internet alla ricerca di informazioni. Testa bassa ed efficienza. Navigando su forum tematici ho incontrato Stefania Tosca e siamo diventate amiche. Abbiamo iniziato il percorso della pma insieme, condividendo paure, bisogno di sostegno e di informazione… e senso di solitudine. Non esisteva una realtà in cui ci riconoscessimo appieno. Siamo arrivate assieme a pensare che nessuna donna doveva sperimentare più quel senso di abbandono che provavamo, per quanto potessimo evitarlo nel nostro piccolo. E così un giorno l’ho chiamata e le ho detto: “mi piacerebbe creare un nuovo Forum che dici? Vorrei chiamarlo Strada per un sogno” e lei entusiasta ha risposto “Facciamolo”. Così è nato tutto.

Inizialmente le persone arrivavano col passaparola, poi Google ha cominciato a metterci in buona posizione nelle ricerche e la cosa è cresciuta. Milioni di contatti l’anno e migliaia di iscritti.

Facebook è stato un nuovo punto di svolta. E’ rapido, si consulta dal cellulare, quindi siamo diventate anche social. Il Forum però rimane casa nostra, ora ci sono alcune delle ragazze “storiche” che ci aiutano a gestirlo perché noi eravamo e rimaniamo delle volontarie, che hanno un lavoro e una famiglia, per cui bisogna fare delle scelte e occuparci dell’associazione ovviamente è prioritario. Anche su Facebook ci aiutano delle socie.

Dal forum è nata anche la Onlus “Strada per un sogno” per difendere i diritti di chi accede alle tecniche di procreazione assistita. Vuoi raccontarci le vostre attività e la soddisfazione più grande che questo impegno ti ha portato?

stradasognoTra le varie persone con cui siamo entrate in contatto negli anni del Forum c’era Matilde Percolla, anche lei in corsa con la pma. Nemmeno a farlo apposta tutte e tre abbiamo avuto i bambini nel 2011, io e Stefania addirittura a distanza di una settimana. Il Forum non ci bastava più perché c’era davvero tanto da fare e ci voleva qualcosa che avesse forza istituzionale. Così abbiamo coinvolto Matilde, che è avvocato, e abbiamo deciso di fare il salto di qualità. Strada per un sogno ONLUS è nata nel 2013.

Facciamo molte cose, le idee sono molte di più del tempo che abbiamo a disposizione purtroppo. E’ possibile leggere di tutte le nostre attività sul nostro sito.

Organizziamo eventi informativi gratuiti in tutta Italia, ci facciamo un vanto nel mantenerli gratis e aperti a tutti. Questo ci soddisfa molto, esperti importanti partecipano volentieri e danno vita a pomeriggi molto intensi in cui trattiamo argomenti sempre diversi.

Abbiamo iniziato a dialogare con le istituzioni, ospitandole anche nei nostri eventi e venendo a nostra volta invitate, partecipiamo a convegni e mettiamo la faccia ovunque ci invitano per portare un punto di vista importante spesso trascurato: quello dei pazienti, che invece dovrebbero essere e rimanere protagonisti del loro percorso verso la genitorialità. Ci piace che ultimamente ci chiamino in corsi di aggiornamento per medici, che finalmente capiscono l’importanza di conoscere il risvolto “non medico” della pma, che è soprattutto un viaggio interiore.

E’ partito di recente un nostro progetto a favore dei giovani delle scuole, con i quali dialogheremo di prevenzione e tutela della salute riproduttiva. E’ importantissimo avvicinare i ragazzi a questi temi, speriamo nell’apertura dei Presidi alla nostra iniziativa. In Italia ancora si fa fatica a parlare di questi argomenti ma noi non disperiamo, siamo tenaci, sostenute anche da un Direttivo coeso e da un Comitato Scientifico di grande pregio.

Dopo la pausa estiva ci saranno nuovi progetti cui stiamo lavorando, ma sono ancora top secret.

Continuiamo intanto a sensibilizzare i centri di pma perché considerino anche il problema dei costi dei trattamenti e vengano incontro ai pazienti da questo punto di vista. Purtroppo è un tema molto caldo e pensare che ci siano coppie che devono rinunciare per un problema economico è inaccettabile.

Incontrare la gente mi piace, amo farlo, ma credo che la maggiore soddisfazione siano le centinaia di bambini che sono nati anche grazie al nostro sostegno. Riceviamo quotidianamente foto, video, messaggi che ci mostrano i progressi di questi bambini e ci chiamano “zie”. Questo è entusiasmante.

Nel 2014  insieme a Stefania Tosca hai pubblicato il libro “Naturalmente infertile” che raccoglie 19 storie di donne alla ricerca di un figlio. Il titolo rimanda alla contrapposizione tra naturale ed artificiale, spiegaci meglio…

naturalmenteinfertileL’idea del libro era nell’aria da un po’. Volevamo raccontare delle storie normali, di gente normale, che aveva nel cuore un sogno normale. Mostrare la vera faccia dell’infertilità. La nostra amica Eleonora Mazzoni, autrice de Le difettose, ci ha aiutate presentandoci Roberto Russo di Graphè.it, il nostro editore. E una piccola idea è diventata realtà.

Abbiamo scelto le 19 storie tra le tante che animavano il nostro Forum, ce le siamo divise, e col loro permesso le abbiamo raccontate a modo nostro. Eleonora e Nicoletta Sipos (autrice di Perché io no?) ci hanno scritto delle bellissime prefazioni, facendoci un grande onore.

A un certo punto dovevamo dare un titolo alla raccolta. Quel giorno al telefono abbiamo riso alle lacrime, Stefania aveva una lista interminabile di proposte. A un certo punto il lampo. “Naturalmente infertile” Wow…funzionava. Ci arrabbiamo sempre quando qualcuno invece di “fecondazione assistita” la chiama “artificiale”. I nostri figli non sono artificiali, sono bimbi come gli altri, più desiderati di tanti altri peraltro, per la cui nascita la scienza ci ha dato una mano. L’infertilità non è un capriccio, non è una moda. E’ un problema di salute. Siamo coppie infertili, abbiamo un problema “naturale”. Stefania dice sempre ai suoi eventi “La pma mi ha resa madre non fertile”, lo stato naturale di infertile non si supera.

Quasi nessuno pensa che in realtà il risultato non è mai garantito al 100%. Nonostante cure, esami, terapie, qualcuno non riuscirà a coronare il suo sogno. La natura in fondo mette sempre la sua ultima parola. Il titolo del libro vuole rappresentare tutto questo. E ricordarlo a tutti, anche alle coppie infertili stesse, che spesso vivono il loro stato con vergogna immotivata.

Su “Fertilemente”, una pagina Facebook e un blog, raccogli i tuoi pensieri sull’universo della fertilità e della maternità. Quali sono gli ostacoli maggiori che incontrano le coppie alla ricerca di un figlio? E che consiglio daresti a chi sta affrontando questo difficile percorso?

In realtà su Fertilemente parlo di molte cose, anche se fertilità e maternità restano gli argomenti più trattati. In occasione del lancio del Fertility Day da parte del nostro Ministero della Salute scrissi un post semi serio sul mio profilo Facebook. Incredula vidi che iniziava a diventare virale. I miei amici lo avevano condiviso e così gli amici dei loro amici. Mi arrivarono centinaia di richieste di amicizia da perfetti sconosciuti.

E’ per questo che è nato Fertilemente, uno spazio diverso dal mio profilo dove “appoggiare” i miei pensieri. Amo scrivere, lo faccio in continuazione. E se scrivendo posso dar voce a chi magari i suoi pensieri non li mette su “carta” (anche se virtuale) tanto meglio.

La fertilità è ancora il regno del pregiudizio. Le persone si vergognano, si isolano, preferiscono a volte raccontare bugie piuttosto che ammettere di avere un problema. L’infertilità ha effetti anche sulla vita sociale. Purtroppo il nostro è ancora un problema di nicchia, cui vengono dedicate poche risorse pubbliche, questo “coprirsi” non lo fa venir fuori come una esigenza reale, da portare fuori, cui dare spazio. Se ne parla solo quando qualche ci sono fatti di cronaca rosa, la mamma over 50, la coppia omosessuale famosa che ha fatto surrogata, e sempre in modo negativo, scatta immediato il giudizio (che dimentica spesso che le libertà individuali sono un patrimonio di tutti). Colpa anche nostra, che non ci mostriamo “naturali”.

A cascata il problema economico, perché in molti casi si deve ricorrere al privato con esborsi ingenti. Questo attanaglia molte coppie, che a volte si indebitano con prestiti e aiuto delle famiglie di origine. La paura principale comunque resta il fallimento. Esami, cure, soldi per poi restare senza bimbo. E’ dura convivere con questa possibilità, che rimane sempre latente.

Il consiglio maggiore che mi sento di dare è non isolarsi, confrontarsi col proprio partner, spezzare il silenzio che spesso regna anche in casa. Le paure si amplificano quando non si parla. Sarebbe bello che un giorno, come in altri Paesi, si potessero sconfiggere la vergogna e i tabù che ancora circondano questo problema, ma ci arriveremo. Noi lavoriamo anche per questo.

Le donne tendono di più a confrontarsi sui gruppi Facebook e sui Forum. Gli uomini su questo sono più restii. E’ importante invece che circolino informazione e sostegno, che si crei “unione”. Invito tutti ai nostri eventi, sono occasioni importanti anche per poter portare i propri dubbi e le proprie domande. Sulla nostra pagina Facebook “Strada per un sogno ONLUS” è possibile trovare sempre le locandine.