Con la morte di mia figlia sono diventata madre di me stessa

Una gravidanza perfetta, fortemente voluta a 42 anni. Una bimba sana, fino alla nascita. Ma vissuta solo 20 ore. Una mamma in coma, sospesa per due settimane tra la vita e la morte. Il risveglio, la disperazione, il vuoto. Tante domande senza risposta: perché proprio a me? Cos’è successo? Possibile che una piccolina muoia di parto nell’ospedale più all’avanguardia di Milano? È la storia di Michaela K. Bellisario, giornalista di Io Donna, che ha deciso di raccontare nel romanzo «Parlami di lei» (Cairo editore), in libreria dal 31 agosto.

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Dopo il parto le avevano dato sei ore di vita. Venti ore in coma lei. Venti ore l’intera esistenza della sua bimba. Michaela si è svegliata, la piccola invece ha chiuso gli occhi per sempre. Ma il ritorno alla vita per Michaela è stato un lungo percorso di dolore, mesi nel baratro senza trovare un motivo per continuare a vivere. «Se perdi tua figlia, l’unica cosa che smette di avere un senso è il futuro – racconta Michaela, spiegando perché ha deciso di raccontare la sua storia – . Ho pianto e urlato per giorni in una stanza vuota, quella di mia figlia. Ma alla fine ho trovato la strada verso la rinascita. Forse a volte semplicemente si può avere la forza di diventare madri di se stesse».

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“Maternità ed Infertilità”: dialogo tra Emma Fenu e Francesca Abis, 3 settembre 2017, Cagliari

Domenica 3 settembre 2017, alle ore 19:00, presso il Circolo La Marina Sankara in via Napoli 62 a Cagliari si potrà assistere alla presentazione del libro edito nel 2017 da Milena Edizioni “Vite di Madri – Storie di ordinaria anormalità” dell’autrice Emma Fenucon la partecipazione della naturopata ed esperta di medicina cinese Francesca Abis.

L’evento denominato “Maternità ed Infertilità” sarà un’ottima occasione per conoscere Emma Fenu, nata ad Alghero e residente a Copenaghen, e vedrà, oltre alla presentazione del libro “Vite da Madri – Storie di ordinaria anormalità”, una riflessione sulla medicina alternativa che si propone come obiettivo il ritorno all’equilibrio del corpo umano attraverso tecniche e rimedi comprendenti l’adozione di stili di vita sani in armonia con i ritmi naturali. Francesca Abis crede in un approccio olistico per risolvere la problematica dell’infertilità femminile.

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Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità” è un romanzo-inchiesta che si snoda attraverso storie di donne legate fra loro, apparentemente, solo da un percorso di infertilità.

L’incipit e la conclusione, entrambe affidate a un io narrante che si rivolge direttamente al lettore, illustrano il progetto che l’autrice, anch’essa infertile, ha deciso di condividere creando una raccolta di centocinquanta testimonianze vere, rielaborate, che gettano luce sul lato oscuro della maternità negata o infertile nell’utero e nel cuore.

Sono tredici storie. Storie di donne mortificate nella femminilità, da abusi o da malattie o da eventi imponderabili.

Storie di nonne e madri, che hanno generato creature infertili nell’utero e nel cuore. Storie di bambine, ora cresciute, ma ancora bramose di una carezza.

Storie di figlie desiderate, con amore indomito. Storie di guerriere vittoriose, non di vittime, che hanno saputo rialzarsi e sorridere alla vita.

In verità, sono tutte storie di Madri.

Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti.Madri delle proprie madri e perfino di se stesse, capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di sé: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare.

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Cellule riprogrammate ripristinano la fertilità nei topi

Grazie ad una tecnica che elimina un cromosoma di troppo

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Cellule riprogrammate in laboratorio hanno permesso di ripristinare la fertilità in topi resi sterili dalla presenza di un cromosoma ‘di troppo’, un’alterazione genetica molto comune che colpisce quasi un uomo su 500. La tecnica, che si è dimostrata efficace portando alla nascita di cuccioli di topo sani e a loro volta fertili, dovrà essere ulteriormente perfezionata per essere resa più sicura in vista di una possibile applicazione sull’uomo. Lo si evince dallo studio pubblicato su Science dal Francis Crick Institute di Londra in collaborazione con l‘Università di Kyoto.

I ricercatori hanno prelevato dei pezzetti di tessuto connettivo dalle orecchie di topi resi sterili dalla presenza di un cromosoma sessuale di troppo nel loro corredo genetico. Dal tessuto coltivato in provetta sono state isolate delle cellule, chiamate fibroblasti, che sono state poi riprogrammate per tornare ‘bambine’ e diventare cellule staminali.

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Infertilità femminile: cause, sintomi e cure

Le cause di infertilità femminile sono numerose e ne soffre circa il 15% delle donne. I sintomi sono riferiti all’impossibilità per la donna di ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti. Approfondiamo la conoscenza di questa condizione e delle terapie che possono essere attuate per aumentare le possibilità di arrivare al concepimento.

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L’infertilità femminile non è da confondere con la sterilità femminile, ma è comunque una fonte di disagio e sofferenza per molte donne che non riescono a coronare il sogno di diventare madri. Ma quali sono le cause, quali i sintomi e che cure esistono? Solo in Italia sono circa 3 milioni le coppie che non riescono ad avere bambini a causa di problemi legati alla fertilità, ma oggi, per fortuna, ci sono tanti modi per superare il problema e il primo tra tutti si chiama prevenzione. Essere infatti consapevoli di quali siano le cause dell’infertilità può aiutare a curare ed anche evitare le difficoltà di concepimento. Ma cerchiamo di capirne e saperne di più con molte informazioni utili.
Cos’è l’infertilità femminile
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’American Fertility Society (AFS) parlano di infertilità quando una coppia non è in grado di avere un bambino dopo almeno un anno di rapporti sessuali. Si parla invece di sterilità quando uno od entrambi i partner sono affetti da una condizione che non renda possibile una gravidanza o la sua portata a termine.

E’ quindi da sottolineare che le cause di infertilità della coppia possono essere femminili ma anche maschili.

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Scoperta una nuova mutazione genetica che causa l’infertilità maschile

Previene la formazione delle cellule che servono per la produzione dello sperma

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Il 5% degli uomini soffre di infertilità, e approssimativamente l’1% di azoospermia, una condizione nella quale le cellule spermatiche sono completamente assenti. Prospettive importanti arrivano da uno studio israeliano, che ha identificato una nuova mutazione genetica che previene la formazione dello sperma stesso. È una mutazione che interessa il gene TDRD9, che normalmente protegge tutta la sequenza del DNA del liquido seminale. La sua funzione viene inattivata e si arresta così la produzione di spermatozoi.

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Oltre le storie: intervista a Laura Imai Messina

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato alla blogger e scrittrice Laura Imai Messina (www.lauraimaimessina.com).

Senzanome

Ciao Laura, sei docente e ricercatrice a Tokyo. Nel tuo blog “Giappone Mon Amour” racconti la vita nel Paese che ti ha adottato. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

L’idea del blog fu inizialmente privata. Scrissi qualche post per preparare alle nozze shintoiste i parenti che avrebbero partecipato alla cerimonia che si sarebbe svolta in Giappone di lì a poco. In seguito lo abbandonai e lo ripresi due anni più tardi, questa volta rendendolo accessibile al pubblico. Fu in occasione del disastro del Tohoku, dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, e lo scopo era strettamente informativo, l’intento era quello di rassicurare e dissipare quelle maldestre dicerie che venivano camuffate da notizie su quotidiani italiani e stranieri. Raccontavo la Tokyo di ogni giorno, la normalità nonostante l’emergenza. In seguito, esaurita anche la crisi, ho continuato a raccontare il mio quotidiano, tratti culturali di un paese di cui anche a distanza di dieci anni resto profondamente innamorata. La passione sempre nutrita per la scrittura e l’incredibile risposta da parte degli utenti mi hanno spinta a continuare.

 Dopo il tuo primo romanzo, Tokyo Orizzontale, hai annunciato un nuovo progetto editoriale che ti vedrà impegnata per lungo tempo: Di Madre in Madre”. Raccontaci di più…

Tokyo Orizzontale è uscito nel 2014, e racconta di una fase della vita che è tutta scoperta, avventura emotiva, rinvenimento di se stessi nel tessuto della città, una zona luminosa dell’esistenza che faccio corrispondere ai miei vent’anni. Le scritture successive, la prima delle quali uscirà a febbraio 2018, narrano invece dei trent’anni, una nuova zona temporale che ricollego in primis alla ricerca della maternità, al percorso accidentato che ho personalmente vissuto e che ho deciso di affrontare in questo progetto web intitolato “di Madre in Madre”. Durerà nove mesi, il tempo di una gravidanza, e vi tratterò la mia esperienza di infertilità e di maternità, le cure, gli incontri, le parole che mi hanno sostenuto e quelle che mi hanno ferito, tutto quanto negli anni ha contribuito a maturare in me la consapevolezza di quanto un problema di questa natura scavi nella vita di una persona, di quanto esso sia in grado di cambiare una donna.

 Come hai vissuto il problema dell’infertilità e quale molla è scattata quando hai deciso di condividere pubblicamente un argomento ancora troppo spesso considerato un tabù?

L’infertilità mi ha scaraventata in uno stato di inedita fragilità. Mi ha reso bugiarda. Dicevo a chiunque che di avere figli non mi importava, che Ryōsuke (mio marito) ed io non ne volevamo. Ne sono stata ossessionata fino allo scioglimento del problema, grazie ad una FIVET e alla nascita del mio primo bambino. Ho nascosto la gravidanza persino alla mia famiglia, e l’ho rivelata solo ad uno stato assai avanzato e per il solo motivo che avrei dovuto recarmi in Italia. Non ho fatto alcun accenno sui social né al problema che stavo affrontando né alla gravidanza, se non per annunciare l’arrivo del bimbo (http://www.lauraimaimessina.com/giapponemonamour/un-daruma-nella-pancia/). Nonostante la nascita di Sōsuke, la ferita rimaneva ancora aperta e ho preferito rimandare ad un secondo momento, quando fossi stata veramente pronta, il parlarne.

Ora quel momento è arrivato.

Affrontandolo giorno dopo giorno per mesi che mi parvero infiniti, ho compreso quanto ci si possa sentire inadeguati, fallimentari, “difettosi” nell’infertilità, e soprattutto quanto deleterio sia quel velo di segretezza ed imbarazzo che spinge chi lo vive a non dire e chi lo ascolta a dire troppo. Ricordo decine e decine di donne nella sala d’attesa della clinica. Incontravo quelle stesse donne per la strada, dietro una cassa, chiuse in una divisa, e mi chiedevo chi le sostenesse e quante di loro avessero sprecato tempo prezioso perché qualcuno aveva suggerito loro “Basta che ti rilassi e viene da sé”. A quante una vicina indiscreta avesse domandato “Ma voi? Figli? Quando?”.

Da sempre l’uomo tramanda storie per far sì che il percorso di chi riceve quei racconti sia più corto, o meno travagliato. La scrittura, in fondo, serve a questo.

Il Giappone è la tua casa da oltre 10 anni, un luogo meraviglioso di cui sei innamorata, ma cosa significa essere madri in una terra così lontana e diversa dal proprio Paese d’origine?

Me lo domando ogni giorno, interrogandomi non tanto sulla geografia culturale in cui cresceranno i miei bambini, quanto piuttosto sulla mia capacità di far fronte alle loro esigenze e di colmare le distanze.

Il Giappone è un paese molto attento ai piccoli e alle famiglie, all’educazione, agli spazi a loro dedicati. L’allevamento parte dolce, e l’inquadramento va via via irrigidendosi con l’aumentare dell’età e l’ingresso nel mondo della scuola. So che posso contare su un altissimo senso civico e su una sicurezza che forse in Italia mi sarebbero mancati.

D’altra parte mi domando in che misura sarò in grado di tramandare loro le cose che ho amato da bambina, i giochi, le canzoni, i sapori, la ricchezza della nostra lingua. Avverto forte questa responsabilità e so che, per forza di cose, il loro bagaglio culturale sarà più sfornito sul versante italiano. Per me è questa, soprattutto, la sfida.

Infertilità maschile, a Pisa nasce centro specializzato

Nasce nell’azienda ospedaliero universitaria pisana, unità operativa di andrologia, il Centro di coordinamento regionale per la salute riproduttiva maschile.

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Lo istituisce una delibera presentata dall’assessore regionale toscano al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla giunta nel corso della sua ultima seduta. Il Centro affronterà in maniera sistematica e multidisciplinare il problema dell’infertilità maschile, sotto il profilo sia della prevenzione che delle terapie.

Negli ultimi anni in Italia la prevenzione e la diagnosi precoce in ambito andrologico si sono molto ridotte, e questo ha favorito l’aumento di patologie altrimenti semplici da gestire, se diagnosticate precocemente. Ciò è accaduto in particolare dopo la scomparsa della visita di leva, che di fatto ha eliminato l’unica forma di screening su vasta scala delle maggiori patologie andrologiche della popolazione giovanile. Questo ha comportato un aumento di malattie andrologiche non diagnosticate, che rimangono tali fino all’età adulta, quando frequentemente diventano incurabili, o, se una cura esiste, questa è complessa per il paziente e costosa per il servizio sanitario.

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