Tumori ovaio, Sos diagnosi tardive 80% è in fase avanzata

(ANSA) – ROMA, 28 OTT – Il tumore all’ovaio è una malattia femminile insidiosa: l’80% delle diagnosi avviene infatti in fase avanzata e va garantito un adeguato percorso diagnostico e terapeutico. Otto donne su dieci colpite ricevono dunque la diagnosi molto tardi quando una ricomparsa della patologia entro i primi due anni dalla fine dei trattamenti è altamente probabile. Diventa quindi fondamentale incrementare il numero di diagnosi tempestive che possono avvenire durante i controlli ginecologici di routine.

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CANCRO INFANTILE E FERTILITA’ A LECCE

Cancro infantile e fertilità: a Lecce il convegno nazionale di FIAGOP che spiega la genitorialità del futuro. Fino a qualche tempo fa le terapie oncologiche rischiavano di inibire la fertilità futura di bambini e adolescenti colpiti da tumore. Oggi, grazie alle più avanzate tecniche di preservazione anche i giovani pazienti oncologi hanno la possibilità di vedere realizzato, in futuro, il desiderio di genitorialità. Di fertilità si parlerà a Lecce, venerdì 27 ottobre 2017, al Convegno Nazionale “Da grande voglio avere un figlio. La fertilità nel passaporto del guarito”, organizzato da Fiagop in collaborazione con l’associazione “Per un sorriso in più”, presso il Grand Hotel Tiziano e dei Congressi. Negli ultimi anni la diagnosi e il trattamento dei tumori pediatrici hanno registrato importanti successi.

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Infertilità, la risposta può arrivare dalla genetica

Gli esami di secondo livello individuano gli ostacoli e indicano la soluzione.

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La genetica può dare una risposta ai casi di infertilità idiopatica. I cosiddetti “esami di secondo livello” rappresentano la strada per trovare le cause che impediscono una gravidanza o una maternità, dando così una soluzione a quelle coppie che, pur avendo tutti i parametri nella norma, non riescono ad avere un figlio.
«L’infertilità idiopatica, ovvero quell’infertilità che apparentemente non ha cause specifiche, è una condizione che interessa circa il 10-15% delle coppie con problemi riproduttivi», premette la dottoressa Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione del centro di fecondazione medicalmente assistita ProCrea di Lugano. «È una condizione frustrante: ci si sente dire che tutto è normale, ma la gravidanza non arriva. L’inquadramento diagnostico di queste coppie è fondamentale: in questi casi occorre procedere ad un’anamnesi accurata per cercare di analizzare…

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La procreazione assistita è anche una scelta socio-culturale

Le convinzioni culturali, gli schemi sociali e le influenze religiose hanno un ruolo di primo piano nel guidare le scelte delle coppie che non riescono ad avere figli riguardo le tecniche di fecondazione assistita. È quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Human reproduction da Patrick Präg e Melinda Mills, dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, che nel loro lavoro hanno valutato quanto i fattori economici, sociali e culturali influenzassero il ricorso alla fecondazione assistita in Europa.

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«One4Two», il kit contro l’infertilità di tre scienziate napoletane | Video

Una startup innovativa che si occupa di genetica della riproduzione. Obiettivo: monitorare e contrastare l’infertilità. Un problema che in Italia affligge sette persone ogni 100: numero che, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma è in aumento. Si chiama Kronos DNA, è uno spinoff della Federico II, e l’hanno messa in piedi tre scienziate napoletane che lavorano al Ceinge di Napoli.

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SOS sterilità (e parliamo di maschi)

Negli ultimi 30 anni il numero di uomini che non riescono a diventare padri è addirittura raddoppiato. Colpa dello stile di vita e delle cattive abitudini, sempre più diffuse.

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È la prima volta che visite ed esami per la prevenzione dell’infertilità maschile, come lo spermiogramma, compaiono nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. E non a caso: negli ultimi 30 anni il numero degli uomini con difficoltà a concepire è raddoppiato. «Anche se va tutto bene, a 18-20 anni bisognerebbe effettuare la visita andrologica, con ecografia dei testicoli e spermiogramma, l’esame del liquido seminale» dice Luciano Negri, specialista in Medicina della riproduzione dell’Istituto Humanitas di Milano. «Questo check dell’apparato riproduttivo permette di intervenire presto in caso di problemi che potrebbero ostacolare la fertilità». Uno dei più diffusi è il varicocele, un difetto a una vena che porta il sangue ai testicoli e si risolve con un intervento chirurgico. Con lo spermiogramma, che valuta la qualità e la quantità degli spermatozoi, è possibile anche prevedere le future difficoltà a procreare e correre così ai ripari, correggendo lo stile di vita. Ma quali sono i fattori di rischio che mettono a repentaglio la fertilità maschile? Scopriamolo insieme agli esperti.

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Diventare padri? Ma gli uomini fuggono davanti all’andrologo

In una coppia su quattro fra quelle che chiedono di ricorrere a una procedura di fecondazione assistita, il maschio ha eluso le visite e le verifiche necessarie. E in circa la metà dei casi, il responsabile del mancato concepimento è lui.

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Quando un figlio non arriva, il primo pensiero corre alla donna: il retaggio culturale che attribuisce solo alla madre la responsabilità della procreazione è duro a morire. Così tuttora il primo (e spesso unico) medico interpellato è il ginecologo, mentre il partner maschile resta ancora, troppo spesso, in secondo piano. Invece può incidere non poco sul progetto di diventare genitori se solo se ne valutasse la fertilità. Stando ai dati presentati dalla Società Italiana di Andrologia (Sia), durante l’ultimo congresso nazionale, tra le coppie che ricorrono a una procedura di procreazione medicalmente assistita (Pma) almeno una su quattro “salta” l’andrologo, cui si aggiunge il 25 per cento delle coppie che hanno qualche difficoltà ma non si rivolgono a uno dei 369 Centri di medicina della riproduzione autorizzati in Italia.

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