Orientarsi nell’infertilità maschile tra bufale e faciloneria

Assodato che bypassare lo specialista nella gestione di qualsiasi malanno è diventata pratica comune da che esiste una ipermegaenciclopedia di immediato accesso a costo zero, l’idea è di fornire qualche spunto di riflessione basato sulla evidenza agli irriducibili del fai date.

Ciò non significa che una volte lette queste poche righe avrete un diploma di specializzazione ma che, forse, si possa insinuare legittimo dubbio sul fatto che evitare cavolate macroscopiche sia perlomeno possibile. Solo qualche giorno fa una donna con una grossa tumefazione al seno, si è presentata dall’oncologo. Ovviamente in estremo ritardo e con feroce probabilità di essere già piena di metastasi ha affermato tranquillamente che le caratteristiche della tumefazione, secondo le informazioni trovate in rete, sarebbero state quelle di un tumore benigno.

L’infertilità maschile si pensa erroneamente non faccia, di solito, morti e feriti ma solo coppie sterili le quali non saranno però propriamente felici. Il fatto che in circa il 4% degli uomini infertili si trovi una patologia maggiore potenzialmente letale è un dato di fatto che dovrebbe far riflettere.

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I disturbi del sonno sarebbero legati all’infertilità femminile

Dopo che diversi studi hanno portato alla luce il legame tra apnea notturna e infertilità, una nuova ricerca dimostra che anche altri disturbi del sonno potrebbero influire negativamente sulla capacità delle donne di concepire.

Oltre all’apnea notturna, anche altri disturbi del sonno sarebbero legati all’aumento del rischio di infertilità tra le donne. È quanto avrebbe evidenziato una ricerca pubblicata su Sleep e coordinata da I-Duo Wang del Tri-Service General Hospital di Taipei, a Taiwan.
Wang e colleghi hanno esaminato i dati provenienti da 16.718 donne che avevano avuto una diagnosi di disturbi del sonno tra il 2000 e il 2010, confrontandole con un gruppo di 33.436 che invece non avevano problemi di questo tipo. All’inizio dello studio, le donne avevano un’età media di circa 35 anni. Dopo un follow-up di circa cinque anni, 29 donne del gruppo con disturbi del sonno avevano sviluppato infertilità, così come 34 del gruppo di controllo.

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Procreazione assistita, 40% coppie abbandona percorso

In un anno, circa 13 mila bimbi sono nati grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e, nello stesso tempo, circa 75 mila persone si sono rivolte ai centri di Pma. Questi i dati del registro sulla Pma dell’Istituto Superiore di Sanità del 2015.

L’impatto del percorso di Pma è significativo, tanto che mediamente il 40% delle coppie abbandona il percorso in fasi diverse. Tendenzialmente è dal terzo tentativo che si registra la percentuale di abbandono più alta. Una delle cause è sicuramente la difficoltà a livello emotivo e psicologico della coppia di affrontare lo stress di ripetuti risultati negativi secondo gli esperti, che evidenziano anche che di fatto i centri di Procreazione Medicalmente Assistita hanno l’obbligo di garantire alle coppie un sostegno psicologico.

All’impatto della procreazione medicalmente assistita sulla vita di coppia è dedicata una ricerca presentata al 1° Congresso Nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru), condotta dall’equipe del Dipartimento di Psicologia della “Sapienza” Università di Roma.

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Oltre le storie: intervista a Valeria Cudini

Lo spazio di oggi della rubrica #oltrelestorie è dedicato alla giornalista Valeria Cudini,  autrice, insieme ad Alessandra Graziottin, del libro, “Mamma a 40 anni” edito da Giunti Demetra.

 

Ciao Valeria, il vostro libro è rivolto alle donne che vogliono diventare mamme a 40 anni e più; pensi che socialmente, in Italia, sia ancora un tabù il fatto di avere dei figli a un’età più matura?

Buongiorno, penso che, per fortuna, un po’ di strada si sia fatta da questo punto di vista ma che ce ne sia ancora tanta da fare. Purtroppo, pregiudizi a parte di talune donne o uomini che criticano la scelta di fare figli tardi, c’è da dire che l’organismo di una donna non è “naturalmente programmato” per fare figli tardi, anche se ci si sente in forma e si ha un aspetto giovanile. Sicuramente la medicina ha fatto passi da gigante per aiutare le donne che intraprendono un percorso di procreazione medicalmente assistita ma, va anche detto, che superata la soglia dei 40 anni, anche le migliori tecniche di PMA possono fallire. Insomma, il mio consiglio è comunque di cercare di non arrivare a prendere la decisione di avere figli troppo tardi, anche se capisco benissimo tutte le motivazioni delle donne e sono sempre e assolutamente dalla loro parte.

Il libro si presenta come una vera e propria guida per un percorso non troppo semplice, sia dal punto di vista fisico sia psicologico. Com’è stato strutturato?

Il libro è stato strutturato pensando, innanzitutto, a tutto quello che è necessario che una donna che affronta il percorso della maternità tardiva sappia in modo da essere davvero pronta sia a livello mentale sia fisico. In più, si è cercato di rendere semplice una materia difficile da capire sia per i contenuti sia per la terminologia e, non da ultimo, per la difficoltà psicologica e i tabù che avvolgono tutte le questioni che riguardano la fertilità.

Ecco perché per essere vicine alle donne che hanno deciso di cercare una “cicogna tardiva” abbiamo voluto dare una dimostrazione di solidarietà riportando testimonianze vere di donne vere che ce l’hanno fatta. Intervistarle è stato per me il lavoro più bello: sentire la loro voce, le difficili vicende poi andate sempre a finire bene mi ha riempito il cuore. Ecco, riuscirci è possibile, ma non scontato. Attenzione a vivere questa esperienza con consapevolezza, positività ma con i piedi ben piantati per terra.

 

 

Quali consigli senti di dare a quelle donne che stanno provando ad avere un bambino in età matura?

Quello che in parte ho già detto. Innanzitutto di informarsi su “come siamo fatte”, quali sono i rischi a cui si può andare incontro ma anche i benefici che possono derivare dall’ avere un figlio in età più matura. Quindi diventare consapevoli di quello che si sta facendo sapendo che ci saranno molti ostacoli da superare e che non è detto che poi, purtroppo, tutti possano essere superati. Di essere tenaci ma non ossessionate, di farsi aiutare in un supporto psicologico per la coppia durante il percorso di fecondazione assistita se ci si sente in difficoltà. È un’opzione percorribile e molto utile. Di essere pronte, se poi il bambino arriva, a fare più fatica di una mamma più giovane, sapendo però anche che con l’amore, la pazienza e proprio un’età più matura si affronteranno meglio tutte le difficoltà che si potranno incontrare.

Ci sono progetti in cantiere? Magari un altro libro all’orizzonte?

Per quanto mi riguarda in questo momento il mio obiettivo è trovare un lavoro più stabile che mi permetta di rimanere ancora attaccata all’ ambito giornalistico e di scrittura creativa. Da circa un anno scrivo fiabe per bambini legate alla buona salute e agli stili di vita corretti. Sto proponendo un po’ di mie storie a editori vari… Vediamo che succede. Sicuramente vorrei continuare a scrivere. Un altro libro pubblicato sarebbe bellissimo, ma non sempre dipende da noi.

 

Il sogno arriva quando lo lasci andare

“Non siamo soli. Ho 36 anni e da poco più di un mese sono diventata mamma di una splendida bambina. Desiderata, cercata, attesa per anni. Volevo dire a tutte le coppie che provano ad avere figli di non abbattersi, perché a volte i miracoli accadono. Vi racconto la mia storia”.

“Due anni fa, dopo anni di tentativi andati a vuoto io e mio marito decidemmo di rivolgerci ad un centro di procreazione medicalmente assistita, l’inizio di un viaggio tra visite, colloqui, analisi, calendari et similia che sfinirebbe anche l’essere più paziente della terra. Una mattina ero in attesa di fare una ecografia in sala d’aspetto: guardando negli occhi le donne sedute vicino a me lessi lo stesso dolore che provavo io“.

“Lo stesso senso di inadeguatezza, di incapacità, come se noi fossimo state programmate male. In quel momento capii che io e mio marito non eravamo soli nella nostra battaglia.  Nessuno ti prepara al fatto che nella vita potresti non avere figli: un po’ per cultura un po’ per tradizione la donna è programmata per avere figli, poi succede per ragioni anche economiche di affacciarsi alla maternità in età attempata, ad un certo punto ci si scontra con la verità: il figlio non arriva. Ed è un baratro”…

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Omozigoti in provetta?

La compagnia teatrale Ecleptica Musical esordirà al Teatro Politeama di Torre Annunziata (NA), il 12 dicembre, con uno spettacolo di teatro danza: “Omozigoti in provetta ?”. Attraverso il potere ipnotico della danza e quello espressivo del teatro, racconteranno i sentimenti di tutte quelle donne che, non riuscendo ad avere un figlio, decidono di intraprendere il lungo percorso della fecondazione assistita. “Ci trasporteremo all’interno dell’utero della donna e vi faremo vivere il fantastico mondo della singamia”.

Regia e direzione artistica Dario Matrone; coreografie Thomas Monaco;  interpreti Giovanni Caso, Tonia Carbone e Vincenzo Genovese; violinista Emanuela Esposito; Filmmaker & Photographer  Jean-Luc Servino; assistente coreografo Anna Giuliano; musiche AA.VV. e Darck Divison; sceneggiatura Dario Matrone Thomas Monaco Francesco Servino.

12 dicembre
Teatro Politeama di Torre Annunziata (NA)

Fertilità e cancro. A Torino si presenta “Preserviamo”, il libro che raccoglie le storie dei pazienti e di chi li assiste

La presentazione domani, all’ospedale Sant’Anna. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sull’importante opportunità oggi a disposizioni per preservare la fertilità dei giovani pazienti oncologici.

L’idea nasce dall’esperienza vissuta nell’ambito del progetto Fertisave, attivato nel 1997 all’ospedale Sant’Anna di Torino. Ad oggi hanno usufruito del progetto 476 donne e 1131 uomini.

Martedì 5 dicembre 2017, in occasione del Convegno “Preservazione della fertilità e qualità della vita”, organizzato dalla professoressa Chiara Benedetto e dal professor Alberto Revelli all’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino, verrà presentato il libro “Preserviamo”, che raccoglie le testimonianze rese da alcune pazienti affette da tumore che hanno affrontato il percorso della preservazione della fertilità e dagli operatori sanitari che le hanno aiutate a mantenere la speranza di poter diventare genitori.
Il libro ha lo scopo di richiamare l’attenzione sull’importante opportunità che viene attualmente offerta ai giovani pazienti colpiti da tumore.

L’idea nasce dall’esperienza vissuta nell’ambito del progetto “Fertisave”, attivato nel 1997 presso il Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche ed Ostetriche dell’ospedale Sant’Anna di Torino, con lo scopo di preservare la fertilità dei giovani pazienti oncologici di entrambi i sessi, che, grazie ai sensibili progressi nelle terapie, possono non soltanto guarire, ma anche ambire ad una qualità di vita normale, che comprenda anche la gioia di procreare.

Ad oggi hanno usufruito del progetto “Fertisave” 476 donne, di età compresa tra i 3 ed i 40 anni, e 1131 uomini.

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