Infertilità legata all’età per 4 donne su 5

Nascite in calo: 2% in meno rispetto al 2016. Sul banco degli imputati: infertilità legata all’età.

Nel suo bilancio demografico 2017 l’Istat ha rilevato una diminuzione di nascite da record. La popolazione al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. Un nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del meno 2% rispetto al 2016 con solo 464 mila nuovi nati. Tra le cause: l’ infertilità legata all’età delle donne.

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Trattamenti anti-infertilità: la svolta?

La possibilità di sviluppare ovuli umani in laboratorio apre nuove prospettive per i trattamenti anti-infertilità, specie in caso di donne con un tumore.

Per la prima volta degli ovociti umani sono stati portati a maturazione completa in laboratorio. La ricerca, la prima di questo tipo a livello mondiale, condotta dal team del Royal Imfirmary Edinburgh, del Center for Human Reproducion di New York e del Royal Hospital of Sick Children di Edinburgh, punta a migliorare i trattamenti anti-infertilità.

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Tutte in marcia contro l’endometriosi

Per le donne che vivono questa condizione, è necessario un sempre maggiore supporto e un’assistenza da parte di una rete medica, sociale e psicologica.

In un comunicato stampa del Giugno 2015, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, esprimeva  la sua vicinanza a tutte le donne affette da endometriosi, e circa un anno dopo, annuncia l’ingresso ufficiale della patologia nei LEA, ovvero i livelli essenziali di assistenza, che consistono in prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

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Fertilità: le attenzioni da avere ogni giorno per preservarla (o favorirla)

Anche abitudini all’apparenza insignificanti possono impattare sulla nostra fertilità. E contribuire a proteggerla o a comprometterla. Ecco quali sono, secondo l’andrologo e la ginecologa.

La fertilità dipende da un mix di fattori. Persino da tante piccole abitudini o comportamenti all’apparenza insignificanti e che invece, con l’andare del tempo, possono influenzare (e anche molto) la nostra capacità di procreare.

Il problema è che si tende spesso a sottovalutare l’importanza di alcune accortezze e a pensare che non sia poi così importante fare questo o quel controllo. Sbagliatissimo, invece. Perché i dati del nostro paese sul tasto fertilità non ci riferiscono una situazione idilliaca: a rischiare di non essere fertile in Italia è 1 maschio su 3. E, in generale, a non riuscire a concepire è il 15-20% delle coppie in età fertile.

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Ringiovanite ovaie di due donne con cellule staminali

Avevano menopausa precoce. Prima volta con tecnica innovativa.

Il tempo è stato fatto ‘scorrere’ all’indietro e, grazie all’uso delle cellule staminali, le ovaie di due donne che soffrivano di menopausa precoce sono state fatte ‘ringiovanire’. In questo modo i sintomi della menopausa sono stati alleviati e a sei mesi dall’iniezione le donne hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale.

Il risultato, che si deve ai ricercatori dell’università dell’Illinois di Chicago, è stato ottenuto iniettando per la prima volta le staminali direttamente nelle ovaie delle pazienti con una tecnica innovativa.

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Con pochi spermatozoi a rischio la fertilità ma anche la salute maschile

Con una bassa concentrazione aumentano le probabilità di patologie. Legame con malattie del cuore, diabete e osteoporosi

La ‘qualità’ del seme è uno specchio della salute generale maschile. Uomini con una bassa concentrazione di sperma presentano maggior rischio cardiovascolare metabolico, di soffrire o ammalarsi di diabete per esempio, e ridotta massa ossea. A sostenerlo uno studio italiano condotto da Alberto Ferlin, docente di Endocrinologia all’Università di Brescia, in collaborazione con Carlo Foresta, professore di Endocrinologia e Andrologia all’Università di Padova. La ricerca, presentata a Endo 2018, il centesimo meeting annuale della Endocrine Society in corso a Chicago, ha coinvolto 5.177 partner maschili di coppie con problemi di fertilità, sottoposti a un’approfondita valutazione sulla salute, ovvero analisi dello sperma, degli ormoni riproduttivi e dei parametri metabolici.

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Dieta mediterranea “aiuta” la fecondazione assistita

Chi segue la dieta mediterranea per sei mesi prima di cominciare le cure per la fecondazione assistita ha più probabilità di avere un bambino. Ecco perché.

Le donne che seguono la dieta mediterranea nei sei mesi precedenti il trattamento di fecondazione assistita hanno una possibilità maggiore di concepimento. Uno studio dell’Università Harokopio di Atene ha, infatti, scoperto che le donne che mangiano più verdure fresche, frutta, cereali integrali, legumi, pesce e olio d’oliva e meno carne rossa, hanno fino al 65-68% di probabilità di successo in più.

I ricercatori greci hanno valutato la dieta di 244 donne nel momento in cui hanno iniziato il primo trattamento di fecondazione assistita, assegnando loro un punteggio alto in caso di maggiore aderenza alla dieta mediterranea.

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Tumori maschili, troppi tabù allontanano da diagnosi precoce

Scarsa cultura della prevenzione, pudori e tabù che arrivano dalla famiglia, risultato: diagnosi sui tumori dei testicoli e del pene che continuano con troppa frequenza a essere tardive.

“Stupisce come ancora oggi ci siano uomini che arrivano dall’oncologo con una patologia in fase avanzata. Purtroppo però i dati di alcuni anni fa non sono cambiati: otto uomini su dieci non si sottopongono neppure a una visita urologica nella loro vita. Così non è raro che la diagnosi di un tumore dei testicoli avvenga casualmente, quando la coppia si rivolge a un centro per problemi di infertilità”, racconta Roberto Salvioni, direttore di Chirurgia Urologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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I nomi di mio figlio

Per anni tutte le strade hanno avuto il nome di mio figlio. Toōkyo, che nomi di strade non ne ha, accoglieva placida il mio desiderio e mi lasciava giocare. Era tuttavia un nome sbagliato, di pura invenzione. Di città in città quel figlio che non arrivava acquistava un nuovo nome.

A Ravenna lo chiamavamo “Teodoro”, in omaggio al re degli Ostrogoti, a Hakodate “Toshizo”, come l’eroe della resistenza Meiji. Ci divertivamo da matti a immaginare di concepirlo in un posto diverso del mondo, a onorarlo estraendone un suono e a portarcelo dietro per tutta la vita, per riconoscenza. Di luogo in luogo, in piccoli viaggi che ci allontanavano un poco dall’ossessione maturata per una felicità sempre rimandata, costantemente in là da venire, ci promettevamo che sarebbe accaduto la prossima volta, al massimo quella dopo ancora.

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Le gonadotropine come approccio all’infertilità di coppia: le nuove linee guida

Che cosa sono le gonadotropine, come funzionano e come vengono usate per trattare l’infertilità di coppia?

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato un Position Paper sull’utilizzo  delle gonadotropine nell’approccio farmacologico all’infertilità di coppia.

 

 

Ricordiamo che per infertilità si intende l’incapacità di concepire entro i primi  12-18 mesi di tentativi mirati, condizione che attualmente interessa l’8-20% delle coppie che si trovano in età fertile.

Le cause di infertilità, dai dati recenti del registro Italiano della PMA risultano così suddivise:

  • 35,5% cause femminili (disordini ovulatori, endometriosi, malformazione degli organi sessuali)
  • 35,4% cause maschili
  • 15% cause di coppia
  • 13,2% cause idiopatiche (= senza causa apparente)
  • 1% altre cause

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