Salute della donna, il vademecum sulle vaccinazioni in età fertile

Il ministero della Salute nel ribadire l’importanza delle vaccinazioni come strumento di prevenzione da gravi patologie infettive in ogni fase della vita, ha emanato la circolare 7 agosto 2018 per la promozione della salute femminile in età fertile, in previsione e durante la gravidanza. L’obiettivo è la protezione della donna e del nascituro da alcune specifiche malattie attraverso i giusti vaccini. Per un’informazione più completa sono riportate anche le vaccinazioni che non possono essere fatte in gravidanza.
Ecco una sintesi delle indicazioni.

Vaccinazioni in età fertile
Alcune malattie possono incidere negativamente sulla fertilità o avere conseguenze sull’esito di una gravidanza. Di conseguenza, per le donne in età fertile sono indicate, se non già immuni, le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia, varicella e papilloma virus (Hpv). Di grande importanza è anche il richiamo decennale della vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse.

Vaccinazioni in previsione di una gravidanza
In previsione di una gravidanza è necessario che le donne siano protette nei confronti di morbillo-parotite-rosolia (Mpr) e della varicella, dato l’elevato rischio per il nascituro, derivanti dall’infezioni materna durante la gravidanza, specie se si verifica nelle prime settimane di gestazione. Per la varicella contratta nell’immediato periodo pre-parto, il rischio, oltre che per il nascituro, può essere molto grave anche per la madre.
Poiché sia il vaccino Mpr che quello della varicella sono controindicati in gravidanza, è necessario che, al momento dell’inizio della gravidanza, la donna sia già vaccinata regolarmente (con due dosi) da almeno un mese.

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Culle di vetro, storia della fecondazione artificiale

A quarant’anni della nascita della prima bambina concepita in provetta, la giornalista scientifica Margherita Fronte ripercorre storia e prospettive delle tecniche che hanno permesso quell’evento straordinario.

Quarant’anni sono un compleanno importante. Una cifra tonda, simbolica, che spesso invita a qualche festeggiamento più grandioso del solito e magari a qualche bilancio. A maggior ragione se il compleanno è quello di una donna la cui venuta al mondo ha cambiato per sempre la storia della medicina. Parliamo di Louise Brown, che ha spento le sue prime 40 candeline il 25 luglio scorso: un evento che come molti avrebbe voluto privato (lo ha scritto per l’occasione sull’Independent), ma che non poteva che essere pubblico, perché Louise è stata la prima bambina al mondo concepita in provetta, la prima figlia della fecondazione in vitro. E proprio con l’immagine della sua nascita avvenuta con parto cesareo nell’ospedale di Oldham,in Inghilterra – “prima la testa, poi il corpicino sporco e coperto dalla vernice caseosa, che ha protetto la sua pelle delicata durante la gestazione” – si apre Culle di vetro, il libro che la giornalista scientifica Margherita Fronte ha dedicato alla storia della fecondazione artificiale, pubblicato nel 2017 da Enciclopedia delle donne.

Dal primo, potente vagito della bambina, il libro fa un salto indietro nel tempo, per un breve ma esauriente resoconto sugli albori dell’embriologia, dalle ipotesi dei filosofi greci classici (Aristotele in primis) agli esperimenti su animali (rane, salamandre, bachi da seta, ma anche cani) di Lazzaro Spallanzani, a fine Settecento. Circa centocinquanta pagine dopo, il libro si chiude con un bilancio su successi e limiti della tecnica, che dal 1978 a oggi ha dato la vita a milioni di bambini nel mondo: sei milioni, secondo una mostra celebrativa in programma allo Science Museum di Londra fino a novembre).

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La fecondazione assistita vista (e vissuta) da «lui»

Che cosa vive, esattamente, il compagno di una donna che sta percorrendo la strada della fecondazione in vitro? Jean Hannah Edelstein, che sta cercando di diventare madre con le tecniche di riproduzione assistita, lo ha chiesto al marito, E., una trentina di anni, come lei, e ancora nessun figlio: lui lo ha raccontato al quotidiano inglese The Guardian.

«Abbiamo parlato della fecondazione in vitro molto presto, quando abbiamo cominciato a stare insieme: ha fatto parte della nostra relazione fin dall’inizio. Al nostro primo appuntamento abbiamo parlato di come il cancro fosse presente nelle nostre famiglie. Ho perso mia mamma circa un anno prima che tu perdessi tuo padre, mi hai parlato della sindrome di Lynch e abbiamo parlato di avere figli. Quindi dobbiamo aver discusso anche di questo. Si può arrivare in un posto in tanti modi diversi. Quindi, se avere figli alla vecchia maniera non poteva funzionare per noi, era logico che avremmo preso una strada diversa.

Non mi sono sentito affatto prendere dal panico quando abbiamo iniziato con la fecondazione in vitro. Ero elettrizzato. Ho detto ai miei amici e alla mia famiglia che si trattava di notizie eccitanti, mentre tu, a volte, ti preoccupavi che le persone ci giudicassero per questo. Stai facendo un esperimento scientifico che mette al mondo il tuo bambino: è qualcosa di bello. In un certo senso è più semplice che farlo in modo naturale, nel senso che non dovevamo aspettare ogni mese per vedere se rimanevi incinta. Non dovevamo pensare ai tempi o alla frequenza, non dovevamo affrontare la delusione per le tue mestruazioni. In un certo senso, siamo stati fortunati ad evitare quella fase del processo.

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Quando la seconda gravidanza non arriva: 5 donne raccontano paure, accettazione e/o rimpianti

“La regola tra moglie e marito non ci mettere il dito dovrebbe essere estesa anche al loro desiderio o alla loro difficoltà di avere figli”, ci dice piccata Alice, 37 anni, mamma di Francesca, 5 anni. “Non avere il secondo figlio può essere una scelta. Nel mio caso non lo è stato. Prima di rimanere incinta di mia figlia ho avuto due aborti spontanei. Quando Francesca ha compiuto quattro anni ho sentito che sia io, sia lei, sia Paolo eravamo pronti per “diventare” quattro. Il concepimento è stato facile, ma la gravidanza si è interrotta dopo cinque settimane. La poesia è passata. Il mio corpo mi ha dato l’ennesimo segnale e la mia testa ha detto basta. Per ora non stiamo cercando di allargarci. In futuro non so. Forse Francesca sarà destinata a essere figlia unica. In questo momento ci sentiamo molto uniti e in tre ci sentiamo completi, ma le domande e le intrusioni delle persone sull’argomento sono ancora una pugnalata”.

Ogni donna, ogni uomo, ogni bambina, futura donna, ogni bambino, futuro uomo, ha la propria storia familiare. Voluta o non voluta, intima, molto intima, a volte poco compresa, altre fraintesa. Avere un bambino, soprattutto quando molto desiderato, è la cosa più bella ed emozionante che possa succedere nella vita di un individuo. Per la maggior parte delle persone avere due figli sarebbe la ricetta perfetta della famiglia ideale. Così le esortazioni a fare il secondo figlio non mancano mai e vanno dall'”avere un fratello o una sorella è fondamentale” al “non fare passare troppo tempo!”. Altri vantaggi? Basta fare un giro nei forum a tema: “con un secondo figlio non si spende molto di più”, “giocando insieme, ti lasciano il tempo necessario per svolgere molte attività” e “una volta nato probabilmente ti chiederai come avresti fatto senza”. Ma quanto è giusto sentirsi legittimati a consigliare ed esortare a ripetere l’esperienza della maternità? E poi siamo davvero sicuri che il credo “figli unici egoisti e poco empatici” sia vero? Abbiamo incontrato 5 mamme con figlio unico per conoscere le loro esperienze e le loro sensazioni.

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