Nel Lazio boom di richieste per la fecondazione eterologa: sono già 200

Nella Asl Roma 1 attivati due centri in convenzione: si tratta del Sant’Anna e del San Filippo Neri. Basta chiamare il Recup ed essere maggiorenni, ma la donna non deve aver più di 43 anni. Tre i tentativi consentiti. I costi più che dimezzati rispetto al privato.

Avere un bambino resta uno dei desideri più grandi per le coppie laziali, e non solo. Lo dimostra il grande numero di richieste arrivate al Centro prenotazioni (Recup) della Regione, ad appena un mese di distanza dall’attivazione del servizio di fecondazione eterologa in due centri pubblici della Asl Roma 1. Richieste che ammontano già ad oltre duecento.

Dal 27 luglio di quest’anno, data in cui la Regione Lazio si è aggiunta alla lista degli enti che erogano la fecondazione in convenzione, i centri di procreazione medicalmente assistita (Pma) del Sant’Anna in via Garigliano e dell’ospedale San Filippo Neri hanno ricevuto in tutto oltre un centinaio di richieste di appuntamento. A cui vanno aggiunte altre cento coppie che avevano già tentato con la fecondazione omologa, senza che però andasse a buon fine. Ad essere interessate sono soprattutto coppie residenti nel Lazio, in lista d’attesa in centri pubblici di altre regioni.

Immediata la risposta: già nei primi giorni di agosto erano infatti partiti gli ordini per fare arrivare i criocontenitori con gli ovociti dei donatori esterni alla coppia. «Stiamo costruendo una rete di servizi che sappia dare risposte alle esigenze della donna e della famiglia – ha commentato l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato -. Dallo screening mammario al percorso nascita e alla fecondazione assistita, passando per il servizio di oncofertilità recentemente attivato. Una sanità senza disavanzo è una sanità che offre servizi migliori e nuovi, che prima non esistevano».

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