Infertilità femminile, i primi esami da fare per scoprire le cause

Esami delle urine e del sangue: la prima linea di controlli quando si cerca un bambino che non arriva. Mesi e mesi di tentativi, ma non succede nulla: quella gravidanza tanto desiderata non arriva, e si insinua il sospetto che ci sia qualcosa che non va. In questi casi si procede allora con una serie di indagini per cercare di individuare le eventuali cause di ridotta fertilità, secondo un protocollo che è all’incirca standard per molti centri. “Per quanto riguarda la donna, per prima cosa il medico specialista raccoglie una sua anamnesi completa (cioè la sua storia clinica) e la sottopone a una prima visita” spiega il ginecologo bolognese Carlo Flamigni. Questo per poter rilevare eventuali segni di qualsiasi condizione che potrebbe causare infertilità o sterilità”. A seconda dei casi, potrà poi essere richiesta l’esecuzione di una serie di indagini via via più sofisticate. Gli esami che potrebbero essere richiesti in una prima fase dell’indagine sono:  – esame delle urine o tampone uretrale per ricercare l’eventuale presenza di infezioni, in particolare da clamidia e mycoplasma. – esami del sangue per i dosaggi ormonali, per vedere se la donna sta ovulando (per esempio LH, FSH, AMH) e valutare la funzionalità tiroidea (TSH e anticorpi anti-tiroidei). In questa […]

Inquinamento e infertilità giovanile, si cercano 150 ragazzi bresciani

Uno studio per comparare i risultati tra Brescia e la Terra dei Fuochi. Chi partecipa non deve abusare di sostanze alcoliche e non deve fumare sigarette. Più che il sangue, la vera cartina da «tornasole» dell’inquinamento è il liquido spermatico. Analizzando alcuni biomarcatori si può capire la concentrazione di metalli pesanti nell’organismo, ma anche i danni che stanno provocando. Prima di tutto a livello di fertilità. È per questo motivo che anche a Brescia si stanno reclutando – con fatica – 150 ragazzi tra i 18 e i 22 anni, in modo da avere un campione significativo e incrociare i loro dati con quelli che si stanno raccogliendo nella valle del Sacco (Frosinone) e nella Terra dei Fuochi (Napoli/Caserta). Pur con le dovute differenze, il minimo comune denominatore con Brescia è la presenza di inquinanti nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Lo studio – coordinato a livello nazionale dall’uroandrologo Luigi Montano (Asl Salerno) e, a Brescia, dal professor di Epidemiologia Francesco Donato – mira a costruire «un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in adolescenti sani» che risiedono «in aree a forte impatto ambientale». Prima di tutto servono i dati, anche se diverse evidenze esistono già. In uno studio sulla […]

Infertilità femminile, quando il problema è la tiroide

Se non sono opportunamente controllati con terapie specifiche, i disturbi della tiroide possono interferire con la fertilità, o causare complicazioni della gravidanza. Come capire se c’è qualcosa che non va e come intervenire. La tiroide è una piccola ghiandola molto importante per l’organismo: regola infatti i suoi vari metabolismi ed è coinvolta nei meccanismi della fertilità, oltre che nell’adattamento del corpo della donna alla maternità quando la gravidanza parte. nostrofiglio.it ne ha parlato con la ginecologa Rossella Nappi, responsabile del centro di PMA del Policlinico San Matteo di Pavia, professoressa universitaria e specialista anche in endocrinologia. Che rapporto c’è tra tiroide, ovulazione e fertilità? “Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro quanto sia importante avere una funzionalità tiroidea nella norma per favorire una funzione ovulatoria regolare” afferma Nappi. Del resto si è scoperto che la tiroide può influire sulla fertilità attraverso diversi meccanismi. “Per prima cosa c’è il fatto che gli ormoni tiroidei modulano la ciclicità mestruale, per esempio influenzando la prolattina. Se questo ormone, prodotto dall’ipofisi, viene rilasciato in modo anomalo, l’effetto può essere il blocco dell’ovulazione, oppure una minor ricettività dell’endometrio (la mucosa che riveste l’interno dell’utero) all’impianto dell’embrione”. Ma non solo: “Gli ormoni tiroidei regolano anche la fisiologia degli ovociti” precisa la specialista.   Quali sono i […]

Hanno ancora senso i consultori? «I bisogni non sono diminuiti»

I centri di ascolto dedicati a prevenzione, gravidanza, aborto, salute sessuale hanno perso il carattere di intervento socio-sanitario. Oggi il tavolo al ministero della Salute. Hanno ancora senso i consultori? Non esita Marina Toschi, vicepresidente dell’associazione Agite, i ginecologi del territorio: «Chi ci ha dedicato la vita come me risponde sì, sì e di nuovo sì. I centri hanno anticipato la medicina di genere e le attività multidisciplinari per la donna. È stata un’intuizione. Ora ne è rimasto ben poco ma i bisogni non sono diminuiti, pensiamo soltanto alle tante immigrate e alle giovani di adesso che non ne hanno mai sentito parlare. Vanno difesi e reinventati, fatti conoscere e messi sul web». Non ha perso lo spirito degli anni 70, Marina, pioniera delle «creature» della legge che li ha istituiti nel ’75, responsabile dei consultori del Distretto del Trasimeno, Umbria. Come 43 anni fa è convinta sia necessario dare riconoscimento e impulso ai servizi nati come luoghi di ascolto di donne, figli, coppie, dedicati a prevenzione, procreazione responsabile, salute sessuale, gravidanza, aborto, infertilità, mansioni queste ultime due attribuite con successivi interventi legislativi. Ogni Regione ha sviluppato con delibere locali alcune delle indicazioni generali inquadrate dalla cornice nazionale. Risultato, una diversità […]

Infertilità maschile: spermatozoi in picchiata. Attenti a questi fattori

In 40 anni, la concentrazione di spermatozoi si è più che dimezzata. Colpa dell’ambiente, dello stress e della vita che conduciamo. Ecco gli errori e i fattori critici da tenere ben presenti. Che cosa sta succedendo alla fertilità maschile? Nel mondo occidentale, in meno di 40 anni, la concentrazione di spermatozoi si è più che dimezzata, precipitando da 99 milioni per ml a poco più di 47. E se è vero che l’Oms considera normale una concentrazione di almeno 15 milioni, la stessa organizzazione negli anni ’70 indicava un valore-soglia quasi triplo, di 40 milioni. In più, anche sul fronte qualitativo non è che le cose vadano meglio: secondo l’European society of Human reproduction and embryology solo il 30% degli uomini del Vecchio continente ha una qualità ottimale degli spermatozoi e un altro 25% raggiunge a stento la sufficienza. Insomma, parlando di difficoltà di concepimento, che in Italia riguarda secondo l’Istituto Superiore di Sanità 1 coppia su 5, una bella fetta di responsabilità ricade anche su di lui. Continua a leggere

Gravidanza dopo il cancro: 7 donne su 10 ce la fanno

Gravidanza dopo il cancro: concepire un bambino dopo il tumore non è più un sogno. Grazie ai progressi nel campo della procreazione medicalmente assistita, 7 donne su 10 riescono ad avere un figlio dopo il cancro in meno di due anni e senza rischio di recidive. Concepire un bambino dopo il tumore non è più un sogno. Uno studio dell’Unità specializzata in Oncologia e Riproduzione di Institut Marquès presentato in occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES), dimostra che 9 pazienti oncologiche su 10 sono state ritenute idonee a intraprendere un processo riproduttivo. L’82% delle pazienti oncologiche rimaste incinte ha un’età media di 40 anni  e per la maggior parte è stata affetta da un cancro al seno (35%), neoplasie ematologiche come leucemia o linfoma (29%) e cancro ovarico (14%). I trattamenti alle quali si sono sottoposte risultano la fecondazione in vitro (3,9%), la donazione di embrioni (11,7%) e soprattutto la donazione di ovociti (84%). Solo il 10% ha congelato gli ovociti prima del trattamento del cancro. Le pazienti, in buona salute, non hanno presentato una recidiva della malattia. Il parere dell’esperta Fino a qualche anno fa il desiderio di un figlio riguardava la metà delle giovani pazienti, ma meno di una su dieci rimaneva incinta dopo […]

La depressione nell’uomo potrebbe diminuire la possibilità di concepire

Secondo uno studio americano la depressione nell’uomo può influenzare la probabilità di concepire un figlio nelle coppie in terapia per la fertilità, mentre nella donna la depressione non avrebbe effetti sul concepimento. Nelle coppie in cura con trattamenti per la fertilità la depressione dell’uomo potrebbe essere correlata ad una minore probabilità di concepire un figlio. La depressione della donna non avrebbe invece effetti sulla possibilità di concepire. Lo sostiene uno studio compiuto dall’Istituto nazionale di Salute Eunice Kennedy Shriver, che ha analizzato i dati relativi a 1.650 donne e 1.608 uomini. Scopo della ricerca, coordinata da Emily Evans-Hoeker, riuscire a determinare se la depressione o l’uso di farmaci antidepressivi da parte della futura madre o del padre potessero essere correlati al successo o insuccesso di una gravidanza nel corso dei trattamenti per la fertilità (esclusi quelli in vitro). Lo studio americano è stato pubblicato sulla rivista Fertility and sterility: i ricercatori hanno evidenziato come il 41% delle donne che si stavano sottoponendo a trattamenti per la fertilità aveva sofferto sintomi di depressione, mentre tra gli uomini la percentuale saliva al 50% nel caso dei trattamenti per la fecondazione in vitro. Continua a leggere  

Fecondazione assistita, trasferire embrioni più maturi per risultati migliori

Non tutti i centri offrono la tecnica perché è più complicata, ma usare embrioni al quinto, sesto giorno aumenta la probabilità di successo perché si «selezionano» quelli più fertili già fuori dall’utero. Non è facile far sviluppare gli embrioni per la fecondazione assistita in incubatore per più di due o tre giorni, servono centri ben attrezzati. Ma quando è possibile farlo può essere una buona soluzione perché trasferirli allo stadio di blastocisti, ovvero a cinque, sei giorni dall’incontro di ovulo e spermatozoo, significa impiantare embrioni più fertili perché a quello stadio fuori dall’utero sopravvivono solo i “migliori”. E così le percentuali di successo salgono, come dimostrano i dati presentati a Bologna al convegno sulla Riproduzione assistita e Diagnosi Prenatale organizzato da GynePro e CECOS Italia. Risultati migliori La tecnica prevede di mantenere in vitro l’embrione due o tre giorni in più rispetto al solito: poco, a prima vista, tantissimo in realtà viste le delicate condizioni degli embrioni. «Servono apparecchiature particolari, per esempio sistemi di incubazione che consentano di osservare l’embrione e fare eventuali test attraverso telecamere, senza doverlo estrarre: farlo uscire dall’ambiente controllato avrebbe infatti un impatto negativo – spiega Marco Filicori, presidente di CECOS Italia –. Per questo ancora sono […]

Scoperta la causa dell’ovaio policistico

La causa più comune di infertilità femminile, la sindrome dell’ovaio policistico (Pcos), provocata da uno squilibrio ormonale che inizia a manifestarsi anche prima della nascita. Una scoperta importante, firmata da un team di scienziati guidato da Paolo Giacobini dell’Istituto nazionale francese di salute e ricerca medica, che ha portato alla messa a punto di una possibile nuova terapia, per ora nei topi. Ma entro la fine dell’anno dovrebbe iniziare una sperimentazione sulle donne, riporta il ‘New Scientist’. La sindrome dell’ovaio policistico colpisce fino a una donna su 5 in tutto il mondo, tre quarti delle quali hanno poi molte difficoltà a rimanere incinte. Il disturbo è in genere caratterizzato da elevati livelli di testosterone, cisti ovariche, cicli mestruali irregolari e problemi di regolazione dello zucchero nel sangue. Ma le cause sono rimaste a lungo un mistero per i medici. Ora gli esperti hanno messo in evidenza che la sindrome può essere scatenata prima della nascita, per un eccesso di esposizione in utero a un ormone chiamato anti-mülleriano (Amh): i ricercatori si sono accorti – riporta ‘Nature Medicine‘ – che le donne che soffrono dello stesso problema, quando rimangono in gravidanza hanno il 30% in più di ormone anti-mülleriano rispetto al normale. Poiché la sindrome […]

Vent’anni fa arrivò la pillola blu, ora è tempo di terapie hi-tech

Dalle onde d’urto a biofilm: per gli esperti sono loro il futuro contro la disfunzione erettile anche perché impossibili da taroccare. Ancora troppe le fake news sulla fertilità. Vent’anni fa fa arrivò il Viagra. Ma ora la pillola dell’amore potrebbe essere presto sostituita con prodotti hi-tech come onde d’urto o biofilm orali. Una nuova era in questo campo si è ora affacciata secondo gli esperti riuniti al congresso nazionale della Società Italiana di andrologia (Sia) di scena nella Capitale, per i quali oltre ad essere più efficaci, queste terapie hanno il pregio di non poter essere contraffatte visto che nel 70% dei casi chi acquista medicine sul web lo fa proprio per comprare la famosa pillola blu che in Rete ha un giro d’affari stimato intono ai  4-6 miliardi di euro soltanto in Italia e viene venduta da oltre 15mila siti forti di oltre 13 milioni di visitatori al mese. Ma soltanto il 10% delle volte il principio attivo nelle confezioni disponibili online è quello giusto e nel dosaggio opportuno, fanno però notare gli esperti. Per tutelare la salute dei pazienti, arrivano così i rimedi del futuro, meno falsificabili ma altrettanto efficaci. Continua a leggere