Una relazione può sopravvivere anche ai problemi di fertilità

Uno studio rivela che le coppie che si sottopongono alla fecondazione in vitro non corrono un maggior rischio di separarsi Ci sono buone notizie per le coppie che incontrando delle difficoltà nel procreare. Secondo un recente studio, chi si sottopone ad un trattamento per la fertilità non corre un maggiore rischio di separarsi rispetto alle altre coppie. In precedenza, si era infatti ipotizzato che lo sconforto dovuto all’incapacità di fare figli e lo stress causato dal trattamento, fossero nocivi per la relazione di coppia e potessero portarla fino al punto di rottura.

L’Italia all’avanguardia nella preservazione della fertilità

“Gli oncologi di Aiom sono stati i primi nel mondo ad aver redatto nel 2012 le linee guida sulla preservazione della fertilità. E tra i primi ad avere avvertito l’urgenza della questione”. Parola di Lucia Del Mastro, Direttore UO Sviluppo Terapie Innovative – Oncologia Medica San Martino-IST Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova

Se cerchi di avere un bambino, l’agopuntura non può aiutarti

Non se lo aspettavano. Gli autori dello studio su Jama erano pronti a confermare l’efficacia dell’agopuntura per curare l’infertilità. Si sono dovuti ricredere. Il trial clinico su mille donne cinesi con ovaio policistico dimostra che gli aghi non aumentano le probabilità di avere un figlio.

Fertilità, anche per gli uomini diminuisce con l’età

A rivelarlo uno studio della Harvard Medical School, condotta su 8 mila coppie. E le donne fra i 35 e i 40 anni che, se vogliono avere un bambino, hanno più chances di riuscirci con un “toy boy” – un partner più giovane di loro Da Chaplin a Pavarotti, le cronache non mancano di uomini che hanno avuto figli in età molto avanzata. Ma un nuovo studio scientifico rivela che anche per i maschi la fertilità diminuisce con l’età. Continua a leggere su La Repubblica

Fertilità e sterilità, 7 ragazzi su 10 non fanno controlli

Il tema della fertilità è social, familiare e sdoganato tra i giovani, ma il livello di conoscenza è superficiale e le fonti informative sono soprattutto il web e gli amici. Sette ragazzi italiani su dieci (quasi il 73%), in particolare, non ha mai pensato di fare un controllo dal ginecologo o dall’andrologo per monitorare la propria salute riproduttiva. A quel 27% che invece ha pensato di sottoporsi ad un controllo medico fanno comunque da traino i ragazzi più grandi (maschi e femmine tra i 20 e i 26 anni), mentre i meno interessati risultano i maschi tra i 14 e i 20 anni per i quali la percentuale scende al 17%.

Infertilità maschile, il ruolo delle infezioni urogenitali

Le infezioni urogenitali potrebbero essere la causa dell’infertilità maschile nel 6-10% dei casi. Lo evidenzia un’indagine pubblicata sulla rivista Deutsches Ärzteblatt International dai ricercatori dell’Università di Gießen (Germania), secondo cui la valutazione diagnostica delle infezioni e delle infiammazioni urogenitali maschili dovrebbe fare parte degli esami richiesti alle coppie che incontrano difficoltà a concepire un bambino.

Fertilità maschile: un software per valutare la qualità degli spermatozoi

Sperimentato dai ricercatori dell’Università di Milano un modello di analisi morfologica digitalizzata degli spermatozoi di topi: l’algoritmo è stato in grado di cogliere differenze indistinguibili per l’occhio umano, possibili applicazioni nella medicina riproduttiva.

È possibile preservare la fertilità dopo un tumore?

Intervista al Dott. Gaetano Lanzetta, Oncologia Medica, I.N.I. Grottaferrata, Coordinatore AIOM, Sezione Regione Lazio Con l’aumento della sopravvivenza ai tumori, aumenta anche il numero di coloro che desiderano provare ad avere un figlio dopo i trattamenti. Quali sono gli ostacoli che i pazienti possono incontrare per accedere a un trattamento di preservazione della fertilità? Quanta sensibilità c’è da parte degli oncologi sull’argomento? Guarda il video su Pharmastar

Fertilità, il doppio screening raddoppia le nascite: lo studio a firma italiana

Una coppia su due riesce ad aver un figlio, raddoppiando la percentuale minima di successo della fecondazione in vitro, se con una sola biopsia si effettua lo screening per le malattie genetiche e i difetti cromosomici. E’ il risultato del più grande studio su un test genetico doppio, pubblicato oggi su Human Reproduction, una tra le riviste scientifiche più importanti del settore, diffusa mensilmente dalla Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE). Lo studio è a firma italiana, grazie ai ricercatori dell’European Hospital di Roma, che hanno eseguito simultaneamente lo screening genetico (PGD) e preimpianto (PGS) su cellule prese in una singola biopsia. Continua a leggere su Leggo

Diagnosi delle patologie ginecologiche benigne che possono provocare infertilità

In occasione della prima visita per infertilità di coppia il ginecologo porrà attenzione alla diagnosi accurata delle condizioni che possono impedire il concepimento. Per la partner femminile, i principali elementi da valutare sono: la normale morfologia e funzione degli organi riproduttivi (utero, ovaie e tube di Falloppio). Gli esami strumentali che consentono queste valutazioni sono principalmente: Ecografia ginecologica endovaginale 2D/3D: offre una chiara visualizzazione dell’ecostruttura e della morfologia della pelvi femminile in maniera non invasiva, permettendo di diagnosticare patologie a carico dell’utero (polipi, miomi, malformazioni) e degli annessi (cisti ovariche, endometriosi, dilatazioni tubariche). Isterosalpingografia/Sonoisterosalpingografi: metodica di indagine radiologica o ecografica per la valutazione della pervietà tubarica. Isteroscopia: metodica considerata gold standard per la visualizzazione diretta della cavità uterina (isteroscopia diagnostica) o il trattamento di patologie uterine (isteroscopia operativa) quali polipi endometriali, miomi sottomucosi, setti uterini, aderenze intra-uterine. Attraverso questi esami, le patologie più frequentemente riscontrate nelle donne infertili sono: patologie uterine: fibromi, polipi e anomalie uterine (utero unicorne, utero bicorne, utero setto); patologie annessiali: cisti ovariche e anomalie della funzionalità tubarica;   Continua a leggere su Fondazione Serono