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Infertilità maschile: spermatozoi in calo del 50% negli italiani

In 40 anni il numero degli spermatozoi nel seme dei nostri connazionali è diminuito di oltre la metà. Colpa degli stili di vita scorretti, dell’inquinamento e della scarsa prevenzione.

La fertilità maschile è drasticamente in calo. Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

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Diabete e tiroide: fertilità a rischio

Il 15% delle coppie ha difficoltà nel concepimento.
Spesso, però, la causa non è da ricercare in problemi legati all’apparato riproduttivo ma in altre patologie. Specie quelle endocrinologiche come  il diabete o le disfunzioni della tiroide o, ancora, quelle dell’ipofisi.

La fertilità negli uomini con diabete mellito è generalmente ridotta rispetto alla popolazione generale», spiega Olga Disoteo,  della S.S.D. Diabetologia del Niguarda di Milano membro del Gruppo di lavoro Diabete dell’Associazione Medici Endocrinologi che tra qualche settimana si riunirà a congresso a Roma. «Infatti, la motilità spermatica è significativamente più bassa e sono più frequenti difetti e immaturità rispetto allo sperma degli uomini senza diabete. Nelle donne con diabete, a meno di altri disturbi come l’ovaio policistico, non vi è evidenza di fertilità ridotta: esse hanno circa il 95% della probabilità di avere un bambino a patto che controllino bene il diabete prima e durante la gravidanza».

Ma anche le disfunzioni tiroidee non sono innocue per la fertilità: «portano ad una riduzione della fertilità sia nelle donne che negli uomini ed è quindi consigliabile una valutazione della funzionalità tiroidea in caso di infertilità della coppia», avverte Rinaldo Guglielmi direttore Struttura Complessa Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale e past president AME.

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Qualità dello sperma, gli integratori non lo migliorano

Se ne è discusso al congresso Eshre della società europea di riproduzione umana ed embriologia. Secondo uno studio il trattamento non darebbe i benefici sperati.

Vitamina C, D3, E, acido folico, zinco, selenio e acetil-L-carnitina. Tutti in una o più compresse prescritte a gogò per combattere l’infertilità maschile e migliorare la qualità degli spermatozoi. Prescritti comunemente dappertutto. Empiricamente. Partendo dal presupposto che se i livelli di antiossidanti sono più bassi negli uomini infertili che nei fertili, una supplementazione può avere un razionale. E invece uno studio americano – doppio cieco, con placebo e randomizzato, quindi incontestabile – dimostra che prescrivere integratori per migliorare l’infertilità maschile non serve a nulla.

• LO STUDIO
Lo studio – il più vasto nel suo campo – è stato presentato al congresso annuale Eshre della società europea di riproduzione umana ed embriologia dalla professoressa Anne Steiner dell’Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa). Sono stati esaminati gli uomini di 174 coppie di otto centri americani, tutti quanti con diagnosi di infertilità: alcuni avevano livelli sotto la norma di concentrazione spermatica (che per l’Oms è uguale o maggiore di 15 milioni di spermatozoi per millilitro), di scarsa motilità (che dovrebbe essere uguale o maggiore del 32%), e di morfologia (quella normale dovrebbe essere uguale o maggiore del 4%), o valori più elevati di frammentazione del Dna (la normalità dovrebbe essere uguale o superiore al 25%). Questi parametri sono stati misurati all’inizio dello studio e dopo tre mesi. Nel frattempo ad un gruppo è stata data una formulazione giornaliera con 500 mg di vitamina C, 2000 IU (unità internazionale) di vitamina D3, 400 IU di vitamina E, 1 mg di acido folico, 20 mg di zinco, 200 mcg di selenio e 1000 mg di acetil-L-carnitina. All’altro gruppo è stato dato placebo. Gli uomini sono stati trattati per un periodo minimo di tre e un massimo di sei mesi. Le donne delle coppie avevano meno di 40 anni, con tube pervie e ovulazione.

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Infertilità maschile: spermatozoi in picchiata. Attenti a questi fattori

In 40 anni, la concentrazione di spermatozoi si è più che dimezzata. Colpa dell’ambiente, dello stress e della vita che conduciamo. Ecco gli errori e i fattori critici da tenere ben presenti.

Che cosa sta succedendo alla fertilità maschile? Nel mondo occidentale, in meno di 40 anni, la concentrazione di spermatozoi si è più che dimezzata, precipitando da 99 milioni per ml a poco più di 47. E se è vero che l’Oms considera normale una concentrazione di almeno 15 milioni, la stessa organizzazione negli anni ’70 indicava un valore-soglia quasi triplo, di 40 milioni. In più, anche sul fronte qualitativo non è che le cose vadano meglio: secondo l’European society of Human reproduction and embryology solo il 30% degli uomini del Vecchio continente ha una qualità ottimale degli spermatozoi e un altro 25% raggiunge a stento la sufficienza. Insomma, parlando di difficoltà di concepimento, che in Italia riguarda secondo l’Istituto Superiore di Sanità 1 coppia su 5, una bella fetta di responsabilità ricade anche su di lui.

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Con pochi spermatozoi a rischio la fertilità ma anche la salute maschile

Con una bassa concentrazione aumentano le probabilità di patologie. Legame con malattie del cuore, diabete e osteoporosi

La ‘qualità’ del seme è uno specchio della salute generale maschile. Uomini con una bassa concentrazione di sperma presentano maggior rischio cardiovascolare metabolico, di soffrire o ammalarsi di diabete per esempio, e ridotta massa ossea. A sostenerlo uno studio italiano condotto da Alberto Ferlin, docente di Endocrinologia all’Università di Brescia, in collaborazione con Carlo Foresta, professore di Endocrinologia e Andrologia all’Università di Padova. La ricerca, presentata a Endo 2018, il centesimo meeting annuale della Endocrine Society in corso a Chicago, ha coinvolto 5.177 partner maschili di coppie con problemi di fertilità, sottoposti a un’approfondita valutazione sulla salute, ovvero analisi dello sperma, degli ormoni riproduttivi e dei parametri metabolici.

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La fertilità è anche una questione di fiuto. Molecole olfattive presenti sugli spermatozoi

Gli spermatozoi sono capaci di “odorare” poiché possiedono numerosi recettori olfattori simili a quelli contenuti nella mucosa olfattiva del naso che servono a riconoscere e distinguere gli odori. Presenti sulla superficie dello spermatozoo, questi recettori svolgono un importante ruolo sia nella maturazione, sia nell’attivazione spermatica e nel processo di fecondazione dell’ovocita.

È questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori del Policlinico A. Gemelli di Roma pubblicato «Nel nostro studio l’applicazione di moderne piattaforme di proteomica (per studiare le proteine umane) ha consentito di identificare ben otto differenti recettori olfattori presenti come frammenti nel liquido seminale ed espressi sulla superficie dello spermatozoo, nei tubuli seminiferi del testicolo e nell’epididimo», ha spiegato Alfredo Pontecorvi, Direttore dell’Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI” – ISI e dell’Area di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico A. Gemelli di Roma. «I nostri dati evidenziano inoltre un ruolo importante per questi recettori poiché essi consentirebbero allo spermatozoo di fiutare le sostanze chimiche rilasciate dall’ovocita e di dirigersi verso di esso allo scopo di fecondarlo». sulla rivista scientifica Frontiers in Endocrinology.

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Fertilità maschile: un software per valutare la qualità degli spermatozoi

Sperimentato dai ricercatori dell’Università di Milano un modello di analisi morfologica digitalizzata degli spermatozoi di topi: l’algoritmo è stato in grado di cogliere differenze indistinguibili per l’occhio umano, possibili applicazioni nella medicina riproduttiva.

spermatozoi

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